Ricerca su embrioni umani, Strasburgo si esprime definitivamente

La legge italiana, con la norma 40/2004, è molto chiara in merito: nel nostro paese vige il divieto di utilizzare gli embrioni umani per la ricerca scientifica.

Adelina Parillo, vedova di Stefano Rolla, morto a Nassiriya nel 2003, si era appellata alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo: la donna e il marito avevano fatto ricorso alla fecondazione in vitro, ottenendo cinque embrioni che però non furono mai impiantati. La signora Parillo, dopo la perdita del compagno, rinunciò alla gravidanza, ma decise di donare gli embrioni per la ricerca scientifica, in particolare per la cura di malattie difficili da curare: la legge italiana glielo vietò e in merito quindi si sono espressi i giudici di Strasburgo.

I giudici di Strasburgo hanno stabilito che l’articolo 13 della legge 40/2004, che vieta la sperimentazione sugli embrioni, non viola il diritto al rispetto della vita privata di Adelina Parrillo. La Corte ha riconosciuto all’Italia un ampio margine di manovra su una questione così delicata su cui non esiste consenso a livello europeo.

La Corte spiega la sua decisione sottolineando che la preparazione della legge italiana “ha generato un dibattito significativo” e che le autorità italiane “hanno preso in considerazione l’interesse dello Stato nel proteggere l’embrione e l’interesse degli individui coinvolti”, si legge in una nota della Corte.
Inoltre ritiene che in questo caso specifico “il divieto è necessario in una società democratica” in quanto non ci sono prove che il compagno della Parillo fosse d’accordo con la donazione degli embrioni.

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