Sanità, curarsi ormai è prerogativa dei ricchi

Se è vero che col denaro non si può comprare la vita o la salute, è anche vero che si possono avere cure migliori, più chance di guarigioni affidandosi alle eccellenze, e quindi più probabilità di morire dignitosamente.

E mai come in questo periodo storico questa asserzione è vera: nonostante l’Italia sia ancora un paese assistenzialista, che garantisce le prestazioni sanitarie di base agli indigenti, allo stesso tempo sempre più italiani sono costretti a rinunciare alle cure per motivi economici.

In Italia infatti se aumenta la spesa sanitaria privata degli italiani, che sale a 35,2 miliardi, parallelamente si espande l’area della ‘sanità negata’ con 12,2 milioni di persone che nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie, 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente, pari a un incremento del 10,9%: è quanto emerge dal Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute sulla sanità pubblica, privata e integrativa presentato a Roma al ‘Welfare Day 2017’.

Il Rapporto mette in evidenza come ci si trovi di fronte a un boom della spesa sanitaria privata, che porta a un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti che risucchiano milioni di persone.

Dei 12 milioni che rinunciano alle cure, 2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti. Non solo: 7,8 milioni di italiani hanno dovuto utilizzare per le spese sanitarie tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o presso banche e istituti di credito vari.

Sempre secondo i dati del Censis, per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva a 142 giorni.

“Per una colonscopia l’attesa media è di 93 giorni ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni, ma al Sud sono necessari 111 giorni” ha spiegato Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis.

E ancora: sono 67 i giorni di attesa per una visita cardiologica ma si sale a 79 giorni al Centro. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni, ma ne servono 72 al Centro.

Insomma, tra liste d’attesa sempre più lunghe e cronica carenza di risorse, dodici milioni di italiani rinunciano a fare esami e controlli. È accaduto al 72,9% dei residenti al Sud-Isole, al 68,9% al Centro, al 54,3% al Nord-Est ed al 50,8% al Nord-Ovest; ed è successo anche al 64,7% dei non autosufficienti e al 72,6% delle famiglie con figli fino a 3 anni.

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