Sindrome di Procuste, quando l’invidia diventa patologica
Sindrome di Procuste quando invidia diventa patologica

A tutti noi, nella vita, capita di “invidiare” qualcuno, di desiderare i suoi stessi traguardi e di mirare al suo successo, ma questo non ci deve impedire certo di vedere le qualità altrui, ostinandoci a considerarci sempre migliori.

Se, infatti, un po’ di sana invidia può spingerci a migliorarci, troppa può diventare patologica e potremmo addirittura cadere nella “sindrome di Procuste”: voi la conoscete?

La sindrome di Procuste caratterizza tutte quelle persone che sminuiscono chi li supera per talento e capacità. 

Chi ne soffre prova un vero e proprio disprezzo per quegli individui che hanno maggiori capacità. E non si tratta solamente di una sensazione negativa: spesso il risentimento è così forte che si traduce anche in vere proprie azioni che hanno l’obiettivo di sminuire se non addirittura di sabotare l’altro. 

Quando l’invidia diventa una vera e propria sindrome.

Queste persone non avanzano, ma non lasciano neppure avanzare gli altri. 

A chi deve il suo nome questa sindrome?

La mitologia greca racconta che Procuste era un locandiere di statura e forza straordinaria, ma non si accontentava delle sue virtù. Quindi, quando il viaggiatore dormiva, Procuste lo imbavagliava e lo legava ai quattro angoli di un letto di ferro. Se il corpo della vittima era molto grande, amputava le parti che sporgevano dal letto, mentre se la vittima era piccola, la massacrava a colpi di martello per allungarne il corpo. 

La cosa andò avanti fino a quando Teseo invertì il gioco e sfidò Procuste a vedere se il suo corpo si adattava alle dimensioni del letto. Quando il locandiere si sdraiò, Teseo lo imbavagliò e lo legò al letto, ripagandolo con la stessa moneta.

immagine in evidenza@Flickr

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