Soluzione per la Celiachia? Una startup italiana ci prova con il glutine senza tossine
Soluzione per la Celiachia? Una startup italiana ci prova con il glutine senza tossine

Soluzione per la Celiachia? Una startup italiana ci prova eliminando le tossine pericolose dal glutine.

La Celiachia è un grosso problema anche in Italia. Probabilmente è stato sottovalutato da anni, e moltissime persone hanno scoperto di soffrirne.

In realtà per diversi decenni si è stentato a fare una diagnosi corretta; poi si è scoperto che molti disturbi che sembravano incomprensibili, sono stati ricondotti proprio nell’alveo della celiachia.

Dice il Presidente dell’AIC, Associazione Italiana di Celiachia, Giuseppe Di Fabio, in un’intervista per Diario Salute: “Il documento ufficiale che attesta il numero di pazienti diagnosticati in Italia è la relazione al Parlamento del Ministero della Salute. Si stima che i pazienti in Italia siano in tutto 600.000, in quanto la prevalenza della patologia è l’1% della popolazione italiana”.

“Una fotografia – prosegue Di Fabio – ben riassunta dalla metafora dell’iceberg della celiachia, che evidenzia come oltre 400.000 diagnosi siano ancora sommerse, non conosciute. L’obiettivo è di far emergere le diagnosi nascoste attraverso una performance diagnostica sempre più efficace ed efficiente, riducendo i tempi di attesa che oggi ammontano in media a 6 anni, preservando la salute dei pazienti ed evitando inutili costi per il sistema sanitario nazionale”.

Ma a fronte di tutto ciò, c’è una novità importante nel campo della lotta alla celiachia. Una startup italiana ha inventato un metodo per eliminare la componente tossica della proteina del glutine attraverso un processo chimico-fisico che richiede un costo basso e una relativa semplicità di attuazione. E, cosa da non sottovalutare, il processo non altera in maniera significativa le proprietà nutrizionali e sensoriali della farina.

Questo metodo peraltro non utilizza enzimi di sorta o sostanze chimiche. Spiega la dottoressa Carmela La Macchia, che si pone come punto di riferimento del processo innovativo: “In Puglia, dopo il raccolto, nei campi di grano i contadini bruciano le stoppe per ripulire il campo e poi si raccolgono i chicchi bruciati rimasti a terra: quello è il grano arso”.

“Mi accorsi che nei chicchi di grano esposti a forte calore, le proteine del glutine non si aggregavano, al contrario di quanto succede nella farina impastata e infornata. Ho iniziato quindi a ipotizzare che col calore si potessero plasmare le proteine del glutine all’interno del chicco, dove convivono separate fra loro, ma senza arrivare a bruciare il grano. È così che è nato il glutine amico di tutti, che ho chiamato Gluten Friendly”.

Ed ecco nata la startup dalle notevoli potenzialità.

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