Trapianti, il Piemonte si conferma un’eccellenza nazionale

Il trapianto è un intervento chirurgico che prevede la sostituzione di un organo o di un tessuto con un altro prelevato dallo stesso individuo (omotrapianto o autotrapianto), da un altro individuo (allotrapianto) o da un individuo di specie diversa (xenotrapianto). Spesso è usato come sinonimo innesto, sebbene in questo caso il trasferimento di organi o tessuti sia effettuata senza la realizzazione di un’anastomosi chirurgica.

Si possono trapiantare organi (rene, fegato, cuore, polmone, intestino), tessuti (cornee, osso, cartilagini, valvola cardiaca, vasi sanguigni, cute), o insiemi complessi (mano).

Dal punto di vista clinico il trapianto è l’unica possibilità di cura per un vasto gruppo di malattie degenerative, talora ad evoluzione acuta, in cui la terapia sostitutiva non è sempre possibile.

Il primo trapianto vero e proprio venne effettuato a Boston, Stati Uniti, nel 1954: il chirurgo Murray eseguì un trapianto di rene da donatore vivente consanguineo e geneticamente identico al ricevente. La consanguineità era fondamentale per l’attecchimento dei trapianti, per cui non era possibile fino a non molto tempo fa il trapianto di un organo tra persone estranee, che cioè hanno un patrimonio genetico diverso. Solo nel 1978 venne infatti diffusa la scoperta di un farmaco, chiamato ciclosporina, capace di contenere il rigetto dell’organo estraneo.

Il primo trapianto di cuore fu effettuato nel 1967 nel Sud Africa, a Città del Capo, dal prof. Barnard. Da quel momento in poi le biotecnologie applicate ai trapianti sono andate sempre più perfezionandosi, al punto che trapiantare un organo non costituisce oggi particolari problemi tecnici.

Trapianti, il Piemonte si conferma un’eccellenza nazionale

Trapianti il Piemonte si conferma eccellenza nazionale

L’Italia è ai primi posti, in Europa, per numero di trapianti, sia nel 2016 e ancor più nel 2017. A riferire questo dato è il Centro nazionale trapianti, che fotografa il numero dei donatori e dei trapiantati.

In particolare, però, a spiccare è una regione: un anno record per il Piemonte, che si conferma tra le prime regioni in Italia sia per le donazioni che per i trapianti.

Nel 2017 si è registrata la miglior performance degli ultimi 10 anni. I dati sul 2017 parlano chiaro: 199 trapianti di rene, 155 di fegato, 30 di polmoni e 24 di cuore (dati aggiornati al 30 novembre 2017). Cifre ancora più alte per i trapianti di tessuto, dove la cornea tocca il picco con 432 trapianti.

«Siamo di fronte a una riconosciuta eccellenza nazionale, come ho potuto verificare come coordinatore degli assessori regionali alla Sanità – ha commentato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta-. Voglio sottolineare l’impegno della Regione nel Coordinamento Donazioni e Prelievi di Organi, il cui lavoro ha permesso, negli ultimi anni, di invertire una tendenza non positiva e riportare il Piemonte nelle prime posizioni: a questo risultato ha contribuito anche l’impulso dato dalla giunta regionale che lo ha inserito tra gli obiettivi indicati ai direttori generali delle Asl. Ora dobbiamo proseguire con lo stesso impegno nei prossimi anni, anche sul fronte della sensibilizzazione tra i cittadini».

Inoltre, grazie a questo aumento di trapianti, il numero di pazienti in attesa di trapianto non è ulteriormente aumentato, per la prima volta rispetto all’ultimo periodo. Con l’attività degli ultimi undici mesi è stato possibile superare, dall’inizio dell’attività trapiantologica piemontese, i 9.011 trapianti.

Molto positivo è anche l’andamento delle dichiarazioni di volontà dei cittadini raccolte presso gli uffici anagrafe. Ad oggi sono 240 i Comuni piemontesi dove si può esprimere la propria volontà sulla donazione degli organi, 12 quelli abilitati ma non attivi, 526 quelli in fase di abilitazione e 60 quelli in fase iniziale.

Il presidente di Federsanità Anci, Zanetta, ha illustrato infine il progetto V.A.R.I.An.D.O. – acronimo di Valutazione antropologica registrazione in anagrafe donazione organi – proposto dal Centro regionale trapianti e frutto della collaborazione con la Città della Salute e della Scienza e l’Università degli Studi di Torino. Il progetto ha permesso di dare una forte accelerazione all’iniziativa di adeguamento normativo, in particolare nella formazione degli operatori e nella attivazione dei Comuni: infatti, più della metà della popolazione piemontese risiede in Comuni che registrano le dichiarazioni di volontà.

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