Trasfusione, per la prima volta al mondo effettuata a un feto in utero
Colesterolo non fa male solo al cuore ma anche alla prostata

Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha sempre avuto un referenziale rispetto per il sangue che considerava la fonte della vita. I popoli antichi pensavano che il sangue avesse poteri magici e col sangue si dipingevano il corpo e vi bagnavano i loro re.

I medici di un tempo somministravano ai loro malati intrugli di sangue e di erbe; oppure sostenevano che il malato aveva nel sangue demoni malvagi da scacciare, tanto da usare le sanguisughe, perché, applicate alla pelle, succhiassero via, assieme al sangue, anche gli spiriti maligni.

Ma l’idea vera e propria di trasfondere il sangue di una persona sana in quello di un malato ha origine nel Rinascimento, quando l’alchimia e la magia cedettero il passo alla nascente scienza medica. Il primo tentativo accertato di trasfusione risale al 1492, l’anno della scoperta dell’America. Un medico ebreo dovette scappare da Roma dopo aver dissanguato a morte tre giovani nel tentativo di curare papa Innocenzo VIII, senza successo. Dopo quest’episodio, seguirono quattrocento anni di tentativi sporadici, che alternavano risultati disastrosi con benefici di scarsa rilevanza.

Bisogna aspettare il 1900 per incontrare Karl Landsteiner, il medico austriaco che scoprì i primi tre gruppi sanguigni: A,B,O ed è grazie a questa scoperta che l’idea di compatibilità tra donatore e ricevente diventa un’assioma della medicina trasfusionale.

L’organizzazione della trasfusione deve molto, paradossalmente, ai due conflitti mondiali: dovendo porre rimedio alle emorragie ed effettuare operazioni al fronte, le tecniche trasfusionali vengono notevolmente migliorate. Nel 1923 nasce il primo centro trasfusionale francese.

Dappertutto spuntarono poster con slogan tipo: “Dona sangue, adesso!”, “Il tuo sangue può salvarlo” e “Lui ha dato il suo sangue. E tu?” Questa campagna sortì grandi risultati. Negli Stati Uniti, durante la seconda guerra mondiale, furono donate circa 13 milioni di unità di sangue. Si calcola che a Londra ne siano stati raccolti e distribuiti più di 260.000 litri. Naturalmente le trasfusioni di sangue comportavano molti rischi per la salute, come divenne ben presto chiaro.

Dopo la seconda guerra mondiale, grandi progressi in campo medico resero possibili interventi chirurgici un tempo inimmaginabili. Di conseguenza sorse un’industria mondiale con un giro d’affari di molti miliardi di dollari l’anno allo scopo di fornire il sangue per le trasfusioni, che i medici cominciavano a considerare una procedura di routine.

Le tecniche moderne hanno reso facile e tranquilla la donazione del sangue ed ogni giorno migliaia di persone in tutto il mondo donano nei centri di raccolta sempre assistiti da personale specializzato. Per eseguire una donazione di sangue occorre ben poco tempo, la quantità di sangue prelevato costituisce una perdita irrilevante per il nostro organismo: un piccolo sacrificio compensato da un grande risultato

Naturalmente i passi da fare, per utilizzare al meglio questo prezioso elemento, sono ancora tanti, ma proprio nelle scorse ore è stato portato a termine un intervento a dir poco eccezionale.

Per la prima volta al mondo una bambina, tre mesi prima di nascere, ha infatti ricevuto cinque trasfusioni di sangue e un trapianto di cellule staminali ricavate dal midollo osseo della madre, con un ago nel cordone ombelicale, per trattare la malattia di cui soffriva, l’alfa talassemia maggiore, spesso letale per il feto.

Grazie alle trasfusioni il parto è andato a buon esito lo scorso febbraio, ma se il trapianto ha curato la malattia lo si potrà vedere nei prossimi mesi. L’intervento è stato eseguito all’Ucsf Benioff Children’s Hospital di San Francisco.

In caso di successo, come segnala il New York Times, questa operazione potrebbe segnare una svolta sui trapianti fetali anche per l’anemia falciforme, l’emofilia e altre malattie ereditarie.

Per ora la neonata, che si chiama Elianna ed è figlia di una coppia americana che vive alle Hawaii, sta bene ma deve continuare a sottoporsi a trasfusioni di sangue come le altre persone che soffrono della sua stessa malattia.

Quella di cui soffre la bimba è una forma di talassemia causata da un gene di cui è portatore il 5% della popolazione nel mondo. Nel suo caso ne erano portatori entrambi i genitori. “È ancora troppo presto per dire se il trapianto di cellule staminali ha funzionato, ma ci fa sperare vedere come sia lei che la madre abbiano ben tollerato la terapia”, commenta Tippi MacKenzie, chirurgo che ha eseguito il trapianto.

“La sua buona salute alla nascita – continua – indica che la terapia fetale è un’opzione praticabile da offrire alle altre famiglie con lo stesso problema”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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