Troppo tempo a mollo, ecco perché le dita si raggrinziscono

Fin da piccoli era la cosiddetta “prova del nove”: quando, in estate, al mare non volevamo uscire dall’acqua, dopo essere rimasti a mollo per diverso tempo, i nostri genitori ci chiedevano di mostrare le mani.

E lì purtroppo arrivava la “condanna” a dover uscire: le dita delle mani apparivano “raggrinzite”, segno che era ora di tornare all’asciutto.

Ma ci siamo mai chiesti il perché di questo “fenomeno” e se è veramente così “pericoloso” come le nostre mamme volevano spingerci a credere?

In realtà anche gli scienziati si sono interrogati per anni per capire il perché e neppure oggi c’è, a quanto pare, la certezza assoluta ma c’è un’ipotesi, la più accredita, che rinviene una spiegazione nella struttura stratificata della pelle del nostro corpo.

Secondo questa ipotesi, lo strato corneo, la parte più superficiale della pelle, è costituito da cheratina, una proteina che per sua natura si lega all’acqua e alle sostanze grasse.

Stando a lungo in acqua, questo strato assorbe appunto acqua, gonfiandosi, ma la stessa non accade invece negli strati sottostanti della pelle, che non hanno cheratina.

Il risultato è che lo strato corneo diventa più ampio rispetto alla superficie sottostante, e di conseguenza forma delle pieghe: le tipiche dita raggrinzite, per capirci.

Non mancano neppure però gli studiosi che propendono per una spiegazione “neurale”, secondo cui le dita raggrinziscano perché vasi e capillari del derma si restringono: se il derma perde volume, chiaramente l’epidermide sovrastante si increspa.

L’unica cosa certa, comunque, è che si tratta di un fenomeno assolutamente reversibile: pochi istanti fuori dall’acqua e le dita ritornano come nuove.

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