Tumore, ci pensano i nanorobot di Dna a distruggerli

Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante in ambito oncologico: molti tumori, mortali fino a pochi anni fa, oggi si possono debellare grazie a chemioterapia e radioterapia, mentre per altri è comunque aumentata considerevolmente l’aspettativa e la qualità della vita.

La strada, naturalmente, è ancora lunga, ma una nuova speranza arriva dalla Cina, con una ricerca che ha sperimentato una nuova tecnica che promette di essere rivoluzionaria.

Nello specifico, in Cina sono stati inventati alcuni nanorobot composti da piccoli dna frammentati che si muovono nel nostro organismo e che sono capaci di uccidere tutti tipi di tumori, chiudendo i vasi sanguigni che li nutrono.

Mille volte più piccoli di un capello, i nanorobot fatti di Dna sono stati equipaggiati con un enzima, la trombina, che funziona come un’arma letale contro i tumori perché chiude loro i vasi sanguigni.

I minuscoli nanorobot vengono iniettati nel paziente – in questo caso roditori affetti da quattro tipi di forme tumorali – allo scopo di viaggiare nel sangue e riconoscere le masse formate da cellule cancerose. Per non sbagliare, sono dotati di una molecola che si lega solo ed esclusivamente alle cellule tumorali.

Il trattamento con i nanorobot è stato in grado di bloccare l’irrorazione sanguigna del tumore e ha generato un danno tissutale al tumore entro 24 ore dall’applicazione ma senza alcun effetto avverso sui tessuti sani. Dopo altre 24 ore, l’organismo umano è stato in gradi di degradare i minuscoli prodotti di nanotecnologia senza effetti rilevanti. I primi risultati di trombosi in sede tumorale si sono verificati due giorni dopo, mentre nei tre giorni seguenti sono stati osservati trombi in tutti i vasi tumorali.

Tumore, ci pensano i nanorobot di Dna a distruggerli

Tumore ci pensano i nanorobot di Dna a distruggerli

I primi test condotti in Cina sono stati studiati su topi da laboratorio sui quali sono state prodotte cellule tumorali umane, tipiche dei tumori che si possono sviluppare al seno, alle ovaie, ai polmoni.

Abbiamo sviluppato il primo sistema robotico fatto di dna e completamente autonomo, programmato per una terapia anticancro”, ha spiegato il co-autore dello studio, Hao Yan, dell’università dell’Arizona.

Gli autori hanno “dimostrato che è effettivamente possibile somministrare farmaci specifici usando bionanorobot biocompatibili, biodegradabili e basati sul DNA per terapie contro il cancro, che, una volta riconosciuto, sono in grado di fornire il farmaco specifico per poterlo trattare”, ha commentato Suresh Neethirajan, bioingegnere all’Università di Guelph in Ontario, Canada”.

Naturalmente è necessaria ancora molta ricerca. “Siamo interessati a esaminare ulteriormente gli aspetti pratici di questo studio nei topi”, precisano i ricercatori. “Passare da un roditore a un essere umano è un passo enorme”, spiega a The Scientist Mauro Ferrari, ingegnere biomedico dell’Houston Methodist Hospital, che non ha partecipato allo studio. “Non è ancora chiaro se il target della nucleolina e il rilascio della trombina saranno clinicamente rilevanti, ma l’aspetto rivoluzionario è che questa è una piattaforma: possiamo usare un approccio simile per altre cose, il che è davvero eccitante”.

Una scoperta che, tra l’altro, arriva a breve distanza da quella dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), che ha approntato delle nanoparticelle per combattere il cancro sotto forma di minuscole navette capaci di diventare amiche del sistema immunitario: le nanoparticelle progettate per viaggiare nel corpo umano, riconoscere le cellule di diverse forme di tumore e ucciderle, somministrando loro un farmaco.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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