Venezia, dramma dell’indifferenza: migrante si suicida nel Canal Grande

Eleonora Gitto

Migrante si lancia nel Canal Grande di Venezia e muore nell’indifferenza di tutti.

“Questo è scemo!”; “Africa!”, queste le frasi dei passanti che lo lasciano morire. Nessuno si lancia a salvarlo.

I soccorsi arrivano quando ormai era troppo tardi: il corpo del poveretto era stato già trascinato dalla corrente dall’altra parte del canale.

Veniva dal Gambia Pateh Sabally, il migrante appena arrivato a Venezia da Milano.

Si era seduto sui gradini della stazione quando all’improvviso si è alzato e si è lanciato nel Canal Grande.

Non ha nuotato, non ha nemmeno afferrato i salvagente che un vaporetto di passaggio gli ha lanciato. Ha detto semplicemente basta.

La scena, ovviamente è stata ripresa con cellulari, postata sui social, ripresa dai giornali.

E fa male credere che per tanti orai è più importante girare un video che non salvare una vita umana.

Nessuno ci ha nemmeno provato. A nessuno è venuto in mente che in acqua c’era un uomo e non un protagonista di un videogame.

Finisce così la vita di Pateh giunto in Italia, come tanti altri immigrati, attraversando il Canale di Sicilia, in uno di quei viaggi della speranza che mietono vittime.

Tanti hanno trovato morte in mare: in questo 2017 appena iniziato, sono morti annegati 240 profughi. E il giovane Pateh, scientemente, ha voluto fare altrettanto.

Era arrivato in Sicilia, a Pozzallo, 22 anni fa e non sapeva nemmeno la sua data di nascita.

In questi casi la polizia seguendo le indicazioni imposti dall’Agenda sulla migrazione dell’Unione europea, attribuisce un’età convenzionale: il primo gennaio.

Così sul permesso umanitario ritrovato nel suo zaino, troviamo scritto che Pateh è nato il primo gennaio 1995.

Come stride questa morte silenziosa consumata in una Venezia indifferente con le indicazioni dell’Onu che vuole “salvare le vite dei migranti” da schiavitù, torture, abusi sessuali nei campi, traffico degli organi.

Si vuole salvare i migranti dai “trafficanti di uomini” mentre ne muore uno sotto gli occhi indifferenti di tutti che passando velocemente sanno solo urlare: “Africa!”.

La Procura di Venezia ha aperto un’inchiesta. Ma contro chi si intende indagare?

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