Zuckerberg fa all’ONU una lezione di democrazia digitale

Eleonora Gitto

Mark Zuckerberg ha parlato all’ONU e il suo, più che un discorso, è stata una vera lezione di democrazia digitale.

Ed ecco là il papà di Facebook, quasi irriconoscibile in giacca e cravatta. Eccolo seduto al tavolo con Angela Merkel, Bono Vox e il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon.

Eccolo, senza felpa e aspetto scanzonato del ragazzo della porta accanto, a parlare di sviluppo sostenibile.

Le Nazioni Unite, insieme a tanti altri illustri ospiti, hanno voluto anche lui, il piccolo grande Zuckerberg, al Private Sector Forum 2015, l’evento che si pone l’obiettivo di riflettere sul ruolo del settore privato nella realizzazione di progetti di sviluppo sostenibile.

Il fine ultimo è di lavorare con i privati a un piano globale che ponga fine alla povertà, ridurre le disuguaglianze e proteggere l’ambiente.

Che ha detto Zuckerberg? Tante cose, tutte interessanti. Vuole portare Internet nei campi profughi, così i rifugiati potranno restare in contatto con le loro famiglie.

Vuole un accesso a Internet universale, e pensa di raggiungere l’obiettivo entro il 2020.

Vuole un mondo “collegato”, perché da qui parte la lotta alla disuguaglianza e alla povertà. E per raggiungere questi obiettivi lavorerà con Bill Gates.

“Ho appena parlato alle Nazioni Unite”, scrive Mark su Facebook . “I leader mondiali sono qui alle Nazioni Unite per approvare una nuova serie di obiettivi globali che riguardano le problematiche fondamentali del mondo nei prossimi anni”.

“Il raggiungimento dell’accesso a Internet universale – continua Zuckerberg – è una di quelle sfide, e i governi hanno concordato di lavorare per questo entro il 2020, come parte degli obiettivi globali. Per contribuire a rendere questo una realtà, ho annunciato un progetto globale in collaborazione con ONE e sostenuto da molti leader e organizzazioni”.

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