Accabadora, la “macabra” signora della morte sarda
Accabadora la macabra signora della morte sarda

Il culto dei morti è molto sentito e praticato in tutto lo stivale, e si può dire che ogni paese ha le sue usanze, abitudini, tradizioni e credenze che si tramandano da secoli.

Molte si sono anche perse, tanto che diverse credenze viaggiano su un filo sottilissimo che oggi non permette di capire se si è davanti a una realtà storica o a una pura creatura della fantasia, consolidatasi poi di racconto in racconto.

Un caso emblematico è quello della “ femina agabbadora” o, più comunemente agabbadora o Sa Accabadora: parliamo della figura storicamente incerta di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederla.

Nelle campagne della Sardegna, secondo molti racconti, era una certezza: arrivava di notte, avvolta in un mantello nero, con in mano il malteddhu, un martello in olivastro, e proprio con questo provocava la morte a coloro che stavano in fin di vita.

Diversi studi sono stati condotti negli ultimi decenni e se per alcuni questa figura è mitologica, per molti altri aveva un suo perché storico: questa era una sorta di eutanasia, di dolce morte per alleviare le pene di coloro ormai ritenuti incurabili.

In buona sostanza, quando per la famiglia era impossibile prendersi ormai cura di un malato incurabile o quando lo stesso malato voleva mettere fine alle sue sofferenze, arrivava questa donna, quasi una missionaria, a farsi carico materialmente di quello che però era un vero e proprio “omicidio”.

Si riporta che negli anni venti del ‘900 vi siano state le ultime tre pratiche di una Femmina Agabbadora nelle terre sarde: una a Luras (1929), una a Orgosolo (1952) e una a Oristano.

 

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