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L’AI e il corpo ideale: lo studio che svela i nuovi stereotipi

Angela Gemito Nov 27, 2025

Siamo abituati a pensare che la tecnologia sia neutrale, un semplice strumento di calcolo privo di giudizi morali o preferenze estetiche. Tuttavia, quando chiediamo a un algoritmo di “immaginare”, ciò che otteniamo è spesso un riflesso distorto e amplificato dei nostri pregiudizi sociali. Un recente lavoro di ricerca condotto dall’Università di Toronto ha scoperchiato il vaso di Pandora dei canoni estetici nell’era digitale, dimostrando come le macchine abbiano già “deciso” quale sia l’aspetto perfetto per un essere umano. I risultati non sono solo prevedibili, ma inquietantemente omogenei.

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La Dittatura dell’Algoritmo: Bionde e Muscoli d’Acciaio

Il team di ricercatori canadesi ha messo alla prova tre dei più potenti generatori di immagini oggi disponibili: Midjourney, DALL-E e Stable Diffusion. La richiesta era apparentemente semplice: generare rappresentazioni di corpi ideali maschili e femminili. Su un campione di 300 immagini prodotte (suddivise in 120 uomini, 120 donne e 60 atleti), l’intelligenza artificiale ha restituito una visione del mondo estremamente limitata e stereotipata.

Secondo i dati emersi, la donna ideale secondo l’AI risponde a caratteristiche ben precise: è giovane, attraente, prevalentemente bionda e viene raffigurata con “abiti succinti” che ne esaltano la figura. Non c’è spazio per la varietà delle forme: la magrezza e la sensualità convenzionale dominano incontrastate.

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Dall’altra parte dello spettro, l’uomo ideale generato dagli algoritmi appare quasi sempre a torso nudo, con capelli scuri e una costituzione “ipermuscolosa”. Si tratta di una rappresentazione che sfiora il caricaturale, dove la virilità è misurata in centimetri di circonferenza toracica e definizione addominale. Queste immagini non sono creazioni originali, ma la somma statistica di milioni di fotografie, disegni e concetti visivi con cui queste intelligenze artificiali sono state addestrate. Se il web è pieno di copertine di riviste fitness e profili Instagram patinati, l’AI deduce che quella sia la “norma” della perfezione.

Il Dott. Delaney Thibodeau, autore principale dello studio, ha sottolineato un aspetto cruciale durante l’analisi: la codifica sistematica delle immagini ha rivelato che l’intelligenza artificiale rafforza la corrispondenza perfetta. Invece di proporre una visione variegata, il software tende a convergere verso un unico standard estetico, eliminando le sfumature. È come se l’algoritmo cercasse la “media aurea” del desiderio umano e la restituisse in forma concentrata.

Il Grande Assente: La Diversità nella Rappresentazione Digitale

L’aspetto forse più allarmante emerso dallo studio dell’Università di Toronto non è tanto ciò che l’AI ha mostrato, quanto ciò che ha scelto di nascondere. L’analisi delle 300 immagini ha evidenziato una netta mancanza di diversità razziale ed etnica. La stragrande maggioranza dei soggetti generati raffigurava persone di razza bianca, relegando altre etnie a una minoranza quasi invisibile o stereotipata.

Ancora più drastica è stata l’esclusione di altre forme di diversità. Nessuna delle immagini generate mostrava persone con disabilità visibili. L’idea di “corpo ideale” per l’intelligenza artificiale è quindi intrinsecamente abile, giovane e conforme a standard occidentali. Anche la variabile dell’età è stata appiattita: la giovinezza eterna sembra essere un prerequisito fondamentale per la perfezione algoritmica.

Questo fenomeno solleva questioni etiche profonde. Se questi strumenti verranno utilizzati sempre più spesso per creare campagne pubblicitarie, concept art per film o avatar nel metaverso, rischiamo di inondare il nostro immaginario visivo con standard ancora più irraggiungibili di quelli proposti dai media tradizionali nel secolo scorso. I bias algoritmici nella generazione di immagini non sono semplici errori tecnici; sono lo specchio dei dati su cui le macchine hanno studiato. Se il dataset di partenza (il web) è pieno di pregiudizi, l’AI non farà altro che apprenderli e riproporli con una fedeltà disarmante.

La pericolosità di questi standard risiede nel loro realismo. A differenza di un disegno o di un cartone animato, le immagini create da Midjourney o Stable Diffusion possono essere indistinguibili da una fotografia reale. Questo può avere un impatto devastante sulla percezione del sé, specialmente nelle fasce più giovani della popolazione, che potrebbero confrontarsi non più con top model ritoccate con Photoshop, ma con esseri umani inesistenti creati per essere matematicamente “perfetti”.

Oltre lo Specchio Nero

Dobbiamo considerare che l’output di queste piattaforme è il risultato di un ciclo di feedback continuo. Noi carichiamo contenuti che celebrano certi tipi di bellezza, l’AI li assimila e ci restituisce versioni potenziate di quegli stessi ideali. Spezzare questo circolo vizioso richiede una presa di coscienza sia da parte degli sviluppatori, che devono lavorare su dataset più inclusivi e su pesi algoritmici che favoriscano la varietà, sia da parte degli utenti.

Riconoscere che un’immagine generata dall’AI non è una verità oggettiva, ma un’elaborazione statistica di preferenze collettive (e spesso superficiali), è il primo passo per non cadere nella trappola della dismorfia digitale. La tecnologia sta correndo veloce, e studi come quello del Dott. Thibodeau sono essenziali per ricordarci di tirare il freno e osservare criticamente ciò che stiamo costruendo.

Il futuro della creatività digitale non dovrebbe essere una fila interminabile di cloni biondi e muscolosi, ma una tela capace di rappresentare la complessità e la ricchezza della forma umana reale.

Per chi volesse esaminare i dettagli tecnici e metodologici della ricerca, è possibile consultare le pubblicazioni accademiche dell’Università di Toronto o approfondire il tema dell’etica nell’AI tramite organizzazioni come l’Algorithmic Justice League.


Domande Frequenti (FAQ)

Quali piattaforme di intelligenza artificiale sono state utilizzate nello studio? I ricercatori dell’Università di Toronto hanno utilizzato tre delle piattaforme più popolari e avanzate per la generazione di immagini: Midjourney, DALL-E (sviluppato da OpenAI) e Stable Diffusion. Questi strumenti sono stati scelti per la loro capacità di creare immagini fotorealistiche partendo da descrizioni testuali.

Quali sono le caratteristiche fisiche predominanti rilevate dall’AI? Lo studio ha evidenziato che l’AI predilige standard molto specifici: per le donne, la tendenza è verso figure giovani, bionde, con occhi chiari e abbigliamento succinto. Per gli uomini, l’ideale è rappresentato da capelli scuri, assenza di maglietta e una muscolatura estremamente sviluppata, spesso irrealistica.

L’intelligenza artificiale è in grado di rappresentare la diversità? Attualmente, i generatori di immagini mostrano forti limiti. Lo studio ha rilevato una grave carenza di diversità razziale (prevalenza di soggetti bianchi) e la totale assenza di persone con disabilità visibili o di età avanzata, dimostrando che gli algoritmi tendono a escludere tutto ciò che non rientra in canoni estetici standardizzati.

Perché l’AI genera questi stereotipi? Gli algoritmi di intelligenza artificiale apprendono analizzando miliardi di immagini e testi presenti su internet. Poiché il web è saturo di contenuti che promuovono determinati standard di bellezza occidentali e stereotipati, l’AI “impara” questi bias e li riproduce, amplificando pregiudizi esistenti piuttosto che correggerli.

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Angela Gemito

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Tags: bellezza intelligenza artificiale

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