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Tea: l’app che ti dice se il tuo compagno ti tradisce

Angela Gemito Ago 9, 2025

È l’app del momento negli Stati Uniti, capace di superare persino ChatGPT in popolarità. Si chiama Tea e promette di creare uno spazio sicuro per le donne nel mondo degli appuntamenti, permettendo loro di scambiarsi recensioni e “segnalazioni” sugli uomini. Ma dietro un’idea apparentemente nobile, si nascondono enormi rischi per la privacy.

Illustrazione di uno smartphone con interfaccia di un app social

Come funziona Tea: gossip e “bandierine”

Nata nel 2023 dall’idea dello sviluppatore Sean Cook, Tea (un termine gergale americano per “pettegolezzo”) ha visto un’esplosione di popolarità nell’estate del 2025. L’obiettivo? Offrire alle donne uno strumento per verificare l’affidabilità degli uomini che frequentano. L’ispirazione, secondo il creatore, sarebbe arrivata dopo che sua madre era stata ingannata online da una persona con precedenti penali.

Il funzionamento ricorda quello di app del passato come Lulu o dei più recenti gruppi Facebook “Are We Dating the Same Guy?“. Le utenti, dopo un processo di verifica che include l’invio di un selfie, possono:

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  • Consultare i profili degli uomini nella loro zona.
  • Assegnare “green flags” (bandierine verdi) o “red flags” (bandierine rosse) per indicare esperienze positive o negative.
  • Discutere in chat room dedicate ai singoli profili.
  • Accedere a una mappa che segnala i condannati per reati sessuali, un registro pubblico negli USA.

Pagando un abbonamento da 14,99 dollari al mese, si sbloccano funzioni avanzate come la ricerca tramite numero di telefono o l’accesso a documenti giudiziari. Un sistema che, sulla carta, sembra blindato. Ma è davvero così?

Sicurezza a rischio: i dubbi su dati e privacy

Il successo travolgente di Tea ha portato a galla enormi criticità. La prima è legata alla veridicità dei contenuti: chiunque può pubblicare informazioni su un’altra persona in forma anonima, senza che l’app verifichi l’accuratezza di quanto affermato. Un esperto legale, citato dalla CNN, ha sottolineato come questo sistema, pur non configurandosi sempre come diffamazione, apra a scenari di false accuse e danni reputazionali.

Il problema più grave, però, riguarda la sicurezza dei dati. A luglio, un attacco hacker ha causato la fuga di decine di migliaia di foto caricate dalle utenti per la verifica dell’identità. Queste immagini, che l’azienda aveva promesso di non conservare, sono finite sul famigerato forum 4chan.

Poco dopo, il sito specializzato 404Media ha rivelato una seconda falla: erano stati esposti anche messaggi privati molto recenti e ricchi di dettagli sensibili. La società ha ammesso le violazioni, attribuendole a un vecchio server, ma il danno era fatto. A fine luglio è partita una causa civile da parte di un’utente che accusa Tea di non aver protetto adeguatamente i dati, sostenendo che gli indirizzi di residenza di alcune donne siano stati resi pubblici online. In Europa, un’app del genere sarebbe bloccata sul nascere dal GDPR, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, ed è per questo che non è disponibile.

Conclusione

Tea si presenta come uno scudo per le donne, ma la sua armatura mostra crepe profonde. L’idea di uno spazio di mutuo aiuto è potente, ma si scontra con una gestione della privacy che appare, al momento, inadeguata e pericolosa. Mentre milioni di utenti continuano a iscriversi, la domanda resta aperta: il bisogno di sicurezza può giustificare un tale rischio per i propri dati personali?

Per approfondire le tematiche sulla protezione dei dati personali e sulla sicurezza online, ti invitiamo a consultare fonti autorevoli come il sito del Garante per la Protezione dei Dati Personali e portali specializzati in cybersecurity.

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