August Blues, la malattia di agosto che porta tristezza e stanchezza

Eleonora Gitto

Questa ci mancava, ma è arrivata: August Blues, la malattia di agosto che porta tristezza e stanchezza.

Se è vero che aspettiamo quasi tutto l’anno per andare in vacanza ad agosto, è pure vero che per questo mese c’è qualche controindicazione.

Agosto dovrebbe essere una sorta di mese della liberazione, quando ci accingiamo a sciogliere le briglie per tuffarci nel periodo del caldo, del mare, delle passeggiate, degli strappi alle regole.

Ma c’è qualche problema perché in questo periodo dell’anno possiamo sviluppare una sorta di sindrome che si chiama August Blues.

Il nome è bello e calzante, perché richiama un po’ la nostalgia, la tristezza di fondo tipica del blues. Una sensazione al contempo di disagio, di malinconia.

Si va verso la fine dell’estate. Da una parte sappiamo che siamo nel periodo torrido, intenso della stagione; dall’altra sappiamo pure che settembre è dietro l’angolo.

Ma cosa dicono gli scienziati su tutto questo? In base agli studi condotti dal Westchester Medical Center, il malessere può durare un mese intero, un periodo abbastanza lungo.

In realtà questa sindrome pare colpire non solo chi ama l’estate con tutti i suoi risvolti, ma anche coloro che non l’apprezzano, che non amano il caldo eccessivo e non vedono l’ora che questo periodo dell’anno finisca. Pare un controsenso ma è così.

Le persone che sono colpite dalla August Blues tendono a provare uno spiccato senso di colpa e di insoddisfazione, come se in questo periodo dell’anno non si fosse fatto abbastanza.

Un senso di tristezza diffuso che, anche se ci riposiamo, aumenta al pensiero che avremmo voluto essere qualcosa di più. Fare qualcosa di più.

In questo modo si sviluppa un senso di grande stanchezza, si dorme molto, si possiede scarsa energia e si tende a mangiare molto.

Specialmente se stiamo in casa e ci lasciamo prendere dallo scoramento. Vaghiamo dalla televisione al frigorifero al letto, aspettando che succeda qualcosa che invece non succede. Come reagire a questa strana sindrome?

Rimboccandosi le maniche, naturalmente. Utilizzando quegli spazi di tempo che abbiamo in più rispetto al lavoro, nel migliore dei modi.

Sistemando le nostre cose, riorganizzando la nostra vita, cercando di fare meglio quello che siamo soliti fare non nel migliore dei modi. E facendo soprattutto sport, se possibile.

L’attività fisica ci tiene mentalmente attivi e vigili, oltre a far bene al nostro corpo. E magari, invece di ascoltare un blues, ascoltiamo un bel pezzo metal o funky che ci dia la carica giusta.

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