Aumento dei casi di epatite A, la necessità dei vaccini
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Aumentano i casi di epatite A,  la comunità scientifica ribadisce la necessità dei vaccini.

Continuano, in una maniera o nell’altra, i dibattiti e le polemiche sui vaccini e sulla loro utilità.

Stavolta si parla di epatite A, con un aumento dei casi in Italia quintuplicato rispetto agli anni precedenti.

Già a inizio anno l’Istituto Superiore di Sanità aveva rilevato un incremento anormale dei casi, aveva messo in guardia sulla diffusione di questa malattia, in particolare nel Lazio, ma non solo.

Dal canto suo, l’OMS circa un mese fa aveva consigliato ai vari Stati di mettere a disposizione i vaccini per chi è più esposto all’epatite di tipo A.

In Europa i casi sono stati 1.173 nell’ultimo anno; in Italia sono stati circa la metà.

Pare che le autorità sanitarie indichino come categoria più colpita quella di uomini che fanno sesso con uomini.

Dal momento che fra giugno e settembre si tengono vari festival LGBT, il problema esiste, anche perché la disponibilità di vaccini al momento è molto limitata.

Questa scarsissima disponibilità è dovuta al fatto che i produttori non si aspettavano quest’incremento negli ultimi mesi.

I casi registrati in Italia, riguardano soprattutto omosessuali. Si legge in un comunicato delle autorità sanitarie: “L’Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi”.

“Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016. E’ necessario promuovere un’offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro l’epatite A, o se necessario utilizzare vaccini combinati contro l’epatite A e B, attraverso il coinvolgimento di associazioni specifiche, o altri target per questa popolazione”.

L’epatite di tipo A è causata da un virus che ha un’incubazione mediamente fra i 15 e i 50 giorni.

Il decorso della malattia è usualmente benigno, e talvolta esistono anche dei casi asintomatici.

Ma qualche volta ci possono essere dei casi anche molto gravi, in una percentuale che varia fra lo 0,1 e lo 0,3%.

Nelle situazioni limite si possono avere anche delle forme fulminanti letali. La trasmissione della malattia avviene per via oro-fecale.

La trasmissione del virus può avvenire per contatto diretto fra persone o per mezzo del consumo di cibi, come per esempio molluschi crudi allevati in zone a forte inquinamento da scarichi fognari.

Il virus si trova nelle feci circa una decina di giorni prima del manifestarsi dei primi sintomi, vale a dire, febbre, nausea, dolori addominali, ittero e altri.

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