Bodybuilder australiana morta ammazzata dalle troppe proteine

Eleonora Gitto

Bodybuilder australiana morta ammazzata dalle troppe proteine.

Non è la prima e non sarà l’ultima volta. La cultura del fisico porta a queste estremizzazioni che, a dirla tutta, hanno poco di umano.

Qualche giorno fa è stato un bodybuilder statunitense a morire per una dose eccessiva di anabolizzanti. A vederlo sembrava un mostro. Un gran campione di fisico. Di fisico.

Se la cultura del corpo andasse di pari passo con quella del cervello, probabilmente non giungeremmo a questi livelli. Ammesso, poi, che si possa definire bellezza, sia maschile sia femminile, una massa abnorme di muscoli, spropositata, deforme, quasi appartenente a una razza aliena.

Eppure, specialmente in America ma non solo, molti vanno pazzi per quest’esibizionismo puro, fine a se stesso, in qualche misura retrogrado.

Quei sorrisi di plastica sfornati da teste minuscole rispetto al resto del corpo. Minuscole in tutti i sensi. Quelle pose improbabili di persone gonfiate fino all’inverosimile, tanto che fanno fatica anche a camminare in maniera naturale. Automi di carne che non devono essere nutriti, ma imbottiti tutti i santi giorni con proteine e sostanze varie ai limiti della legalità. Questo mondo improbabile sforna personaggi che a un certo punto scoppiano.

Com’è successo a una Australiana venticinquenne, Meegan Effort, che pare sia deceduta per aver consumato troppe proteine. La ragazza doveva seguire una dieta strettissima fatta di cibi ricchi di proteine.

L’imperativo era di partecipare nelle migliori condizioni strutturali possibili a una competizione che si svolgerà a settembre.

Lei, dicono, era ignara di soffrire di una malattia che non le consentiva di scomporre a dovere le proteine.

La notizia è stata riportata dal quotidiano The Indipendent. La ragazza assumeva quotidianamente grandi quantitativi di queste polveri proteiche, integratori che, malattie a parte, nessuno dovrebbe assumere se non strettamente necessario.

E così Michelle White, madre della ragazza, avverte: “La vendita di questi prodotti deve essere maggiormente regolamentata. Mia figlia andava in palestra due volte giorno per prepararsi a questa gara, ma da giugno aveva cominciato a sentirsi letargica e strana”.

La madre stessa ha detto di non sapere che la figlia stesse assumendo questa speciale categoria d’integratori. Ma di là degli allenamenti specifici, delle palestre, delle gare, della passione e quant’altro, possibile che non si riesca a capire che queste sostanze assunte in dosi massicce possono portare a conseguenze gravi sulla salute delle persone?Evidentemente no, e questo desta davvero preoccupazione.

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