La calvizie si risolve con un farmaco per osteoporosi
Capelli bianchi una proteina a intervenire in caso di stress o malattia

Gli scienziati in Inghilterra potrebbero aver scoperto una nuova cura per la calvizie, i ricercatori dell’Università dell’Inghilterra di Manchester sembra che abbiano, inavvertitamente, trovato una cura per una delle malattie più comuni della natura: la calvizie. Secondo la BBC , gli scienziati hanno lavorato alla creazione di un farmaco destinato a trattare l’osteoporosi, quando si sono resi conto che aveva un curioso effetto collaterale, ovvero stimolava i follicoli piliferi, spingendo i capelli a crescere, perché contenente un composto che combatte una proteina di crescita dei capelli chiamata SFRP1. Ma partiamo dal principio:

La perdita dei capelli, soprattutto maschile, colpisce principalmente la parte anteriore e superiore del cuoio capelluto e spesso si presenta come un’attaccatura dei capelli o capelli sottili nella parte superiore della testa. La perdita di capelli è dovuta a una combinazione di genetica, spesso in base anche ai propri genitori e alla produzione di ormoni all’interno del tuo corpo colpendo circa i due terzi di tutti gli uomini, la caduta dei capelli è causata dal restringimento del follicolo pilifero nella testa, che è un processo naturale di invecchiamento, fino a quando i capelli diventano così corti e fini da non crescere più. Avere una “storia familiare” di calvizie aumenta la probabilità di sviluppare tale problematica, ma la condizione è del tutto normale ed in realtà non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Ben l’88% della popolazione maschile soffre di alopecia e una donna su quattro ha problemi di calvizie: anche se di fatto si può vivere benissimo anche senza capelli, per molte persone il più delle volte questa patologia è vissuta  come un vero dramma.

Nell’uomo infatti può essere associata alla perdita della virilità, sicurezza, benessere e giovinezza, mentre nella donna ad una mancanza di salute globale e femminilità.

La maggior frequenza dell’alopecia androgenetica nell’uomo rispetto alla donna è dovuta alla sua doppia origine, sottolineata dai termini “andro” e “genetica”. Da un lato, infatti, è necessaria la presenza di ormoni androgeni, tipicamente maschili, mentre dall’altro occorre una predisposizione genetica dei follicoli piliferi a subirne gli stimoli involutivi.

Tuttavia, nell’alopecia androgenetica i livelli di testosterone (l’ormone sessuale maschile per eccellenza) non sono necessariamente elevati; spesso si registra una diminuzione della quota totale ed un aumento della frazione libera. Ancor più rilevanti risultano i valori di un suo più potente derivato androgeno, il diidrotestosterone; tale ormone si forma anche a livello dei follicoli piliferi a partire dal precursore testosterone, grazie all’intervento di un enzima chiamato 5-alfa-reduttasi di tipo 2.

Per effetto del diidrotestosterone, i capelli divengono sempre più corti e sottili, fino a non riuscire a coprire adeguatamente il cuoio capelluto, mentre i follicoli assumono cicli di crescita sempre più sincronizzati, come quelli della pelliccia di un animale: per questo si elevano anche le possibilità di telogen effluvium, cioè una caduta di capelli numericamente molto elevata e qualitativamente omogenea.

Nell’uomo l’alopecia androgenetica è stata collegata a diverse altre patologie, come ad esempio alla cardiopatia coronarica e all’ingrossamento della prostata. Nelle donne l’alopecia androgenetica è collegata a una maggiore probabilità in presenza della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). La PCOS è caratterizzata da uno squilibrio ormonale che può provocare irregolarità mestruali, acne, eccesso di peli (irsutismo) e aumento di peso.

Purtroppo non esiste ad oggi una cura definitiva per l’alopecia androgenetica, ma in generale la progressione di questa condizione tende ad essere piuttosto lenta (anni o decenni) e questo consente di affrontarla sia con i farmaci che con la chirurgia.

Esistono diversi medicinali che permettono di rallentare ed eventualmente bloccare, ma solo raramente invertire, il processo di caduta dei capelli, almeno fino ad ora.

Sì, perché una speranza arriva, a sorpresa, da un farmaco che sarebbe dovuto servire a curare tutt’altra patologia: gli scienziati della Manchester University annunciano di avere messo a punto un farmaco per fare ricrescere i capelli, effetto collaterale imprevisto di una ricerca per combattere l’osteoporosi.

Il farmaco realizzato dalla Manchester University contiene un elemento che va ad agire sulla proteina che frena la crescita dei capelli, provocando di conseguenza la calvizie.

Sia chiaro, in commercio vi sarebbero già dei farmaci per combattere questo problema, come ad esempio il minoxidil e il finasteride, ma hanno degli effetti collaterali, e spesso e volentieri non sono efficaci, mentre il nuovo farmaco di Manchester sarebbe immune da questi problemi.

Tuttavia lo studioso di Manchester afferma che saranno necessari test più ampi e a lungo termine prima che il nuovo farmaco possa essere autorizzato dalle agenzie che regolamentano il settore.

Commenta un portavoce della British Dermatological Association, interpellato dalla Bbc: “E’ uno studio molto interessante, ma occorrono ulteriori ricerche. Finora non esiste una cura universale, per cui ogni nuova opzione è benvenuta”.

Nathan Hawkshaw, il dottore che ha curato lo studio pubblicizzato dalla rivista Plos Biology, si dice invece entusiasta: «I primi risultati – afferma – sono assai positivi».

“Il prossimo passo sarà una sperimentazione sull’uomo – chiosa Hawkshaw – per verificare che questo composto o altri simili siano sicuri ed efficaci”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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