L’amore fa accendere il cervello dei ragazzi
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Ci sono voluti anni di ricerche ma finalmente anche la scienza, alla fine, ha confermato praticamente che al “cuor non si comanda”, se vogliamo spiegarla tecnicamente possiamo riassumere la scoperta in un concetto principale: l’architettura emozionale del cervello formata ovviamente da strutture cerebrali che si “accendono”, quasi nel vero senso della parola, quando un ragazzo o una ragazza trovano l’amore. Dopo anni di ricerche, si è arrivati ad ammettere incontrovertibilmente che l’architettura emozionale del cervello umano presuppone la condizione in cui i sentimenti possono anche sopraffare la razionalità.

Le strutture cerebrali responsabili di sentimenti quali collera, rabbia, paura, gioia, passione, poggiano anche su una base neurofisiologica, come insegnano le neuroscienze. In altre parole le emozioni, di qualunque natura siano, poggiano su un substrato fisiologico corrispondente a strutture cerebrali ben definite.

La capacità di tenere a freno un impulso o di entrare in sintonia con i sentimenti dell’altro costituiscono delle attitudini dell’ intelligenza emotiva: oltre al pensiero anche le emozioni ricoprono un ruolo altrettanto fondamentale nell’esistenza.

Senza contare che le emozioni hanno influenza sull’intero funzionamento del corpo. Le emozioni hanno effetto sul sistema nervoso autonomo, determinando la quantità d’insulina secreta dal pancreas, il livello di pressione ematica oltre a un costante contatto con i linfociti e i macrofagi, ovvero le cellule del sistema immunitario.

In condizioni di stress ripetuto e prolungato le cellule immunitarie divengono bersagli da parte del sistema nervoso autonomo, liberando i neurotrasmettitori che stimolano le cellule immunitarie. Il rilascio di catecolamine: adrenalina, noradrenalina, cortisolo, prolattina e oppiacei naturali, inibendo le cellule, ne limitano la funzione difensiva nei confronti di attacchi da parte di agenti esterni.

Ma cosa accade al cervello quando si provano determinate emozioni?

Cervello dei ragazzi si accende quando provano amore

L’amore, e in generale ogni stato emotivo che coinvolge una persona cara, “accende” il cervello dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni: è quanto emerge da uno studio condotto dell’Irccs Medea e pubblicato sulla rivista Brain and Cognition.

Secondo i ricercatori il fenomeno si registra anche negli adulti, ma in forma significativamente minore.

Lo studio è nato da alcune semplici domande: quali aree cerebrali vengono attivate dagli stimoli emotivi? Come funziona l’immaginazione emotiva nel cervello durante lo sviluppo? Esistono differenze tra gli adolescenti e gli adulti?

Un gruppo di ricerca dell’IRCCS Medea – La Nostra Famiglia di Udine, in collaborazione con il Polo di Bosisio Parini dello stesso Istituto, con la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e con la Università degli Studi di Milano, ha condotto lo studio di risonanza magnetica funzionale su un gruppo di adolescenti (14-19 anni) con punteggi di normalità alle scale di valutazione di problemi emotivi e comportamentali o psichiatrici.

Ebbene, immaginare verbi che descrivevano situazioni emotive, come amare oppure odiare, causava un incremento di attivazione in due aree precise del cervello: nel giro sovramarginale e nella parte anteriore dell’insula nell’emisfero cerebrale destro. Le coordinate della prima area cerebrale coinvolta (giro sovramarginale) erano le stesse che si attivano per l’elaborazione delle informazioni somatosensoriali provenienti dall’esterno e dall’interno del nostro corpo. La seconda area coinvolta, l’insula, è invece la stessa che codifica la consapevolezza emotiva legata alle parti del nostro corpo, come quando aumenta la sudorazione per uno stato d’ansia o accelera il battito cardiaco per la paura.

Tale incremento non è però stato registrato con verbi che richiamavano azioni, come afferrare o scrivere, o quando i ragazzi erano concentrati a immaginare una situazione emotiva ma con un compito di tipo cognitivo, come individuare una lettera specifica all’interno del verbo.

Non basta pensare al verbo amare – ha sottolineato la Tomasino – perché si attivino le aree cerebrali coinvolte nella decodifica di questa esperienza emotiva, ma occorre immaginare anche le sensazioni corrispondenti all’amore“.

Gli autori hanno confrontato questi dati con quelli rilevati in un gruppo di adulti sottoposti allo stesso esperimento. Hanno così osservato che, quando immaginavano situazioni emotive, nei grandi si accendevano le stesse aree degli adolescenti. Tuttavia, l’attivazione del giro sopramarginale era significativamente inferiore rispetto ai ragazzi.

Lo studio, ha concluso Paolo Brambilla, dell’Università degli Studi di Milano, “apre la strada verso l’approfondimento di quelle situazioni emotive che spesso si riscontrano in psicopatologia in ragazzi ed adulti sofferenti di ansia, fobie o depressione”.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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