Charlie Gard, accordata la residenza USA: il pietismo di Trump
Charlie Gard, accordata la residenza USA il pietismo di Trump

Per il piccolo Charlie Gard è stata accordata la residenza permanente USA: il pietismo di Trump.

Continua l’Odissea del piccolo Charlie, ma più si va avanti e più si delineano incongruità, abnormità, in qualche caso mostruosità.

Perché ormai ci sembra che il piccolo sia diventato una specie di manichino esposto al pietismo di una gara di solidarietà che non ha senso, se non quello di far soffrire ulteriormente il bimbo.

Naturalmente Donald Trump, e con lui il Congresso Usa, hanno preso la solita posizione pietistica, di quella solidarietà mielosa che gli Usa non mostrano in un miliardo di altre occasioni.

E non c’è nemmeno bisogno di elencarle. Ma il bimbo va salvato, vanno esperiti tutti i tentativi.

Eppure i tentativi devono essere dettati sempre dalla ragione, e la ragione fa le cose migliori, perché è al servizio dell’umanesimo e della solidarietà.

Questo probabilmente Donald Trump, i genitori di Charlie e moltissime altre persone non l’hanno capito.

Jeff Fortenberry, deputato repubblicano, dice: Abbiamo approvato un emendamento che conferisce la residenza permanente a Charlie Gard e la sua famiglia così che Charlie può ricevere il trattamento medico di cui ha bisogno.

Ma in effetti nessuno crede che i medici di Londra, che non sono quelli di uno sperduto paese dell’Africa Centrale, non solo non abbiano fatto tutto il possibile e anche di più, ma non siano sufficientemente competenti per aver capito come stanno realmente le cose.

La netta impressione è che la questione sia diventata meramente mediatica, e non di umanità. E che venga anche strumentalizzata e politicizzata. Non ce n’era bisogno.

L’unica cosa vera è che Charlie sta malissimo e probabilmente soffre e soffre sempre di più.

Far vedere a tutti, come fanno i genitori, che ha aperto gli occhi un attimo per vedere un giocattolo, pur nel massimo rispetto del padre e della madre, ci sembra anch’esso un atto di disperazione mediatica. E’ forse l’estremo tentativo di chi antepone l’amore di se stessi all’amore per il piccolo.

La ragione, quella tanto vituperata ragione che tendiamo sovente a mettere da parte in favore dell’amore, in realtà non è che un atto d’amore essa stessa. Il massimo atto di amore che ci dice: “Charlie, io ti voglio bene al punto che ho deciso che tu non devi soffrire più. E’ meglio che soffriamo noi”.

Sta adesso all’Alta Corte di Giustizia di Londra decidere sulla sorte del bimbo. Ma l’Alta Corte, deciderà sulla scorta di quello che pensano i medici del Great Ormond Street Hospital. Forse è la soluzione migliore, ma intanto il tempo passa e Charlie soffre.

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