Charlie Gard, il Bambin Gesù lo vuole a Roma: perché?

La mamma di Charlie Gard, vorrebbe portare il figlio a Roma: al Bambin Gesù reclamano il piccolo, ma perché?

Da qualsiasi ottica la si veda, questa è una questione davvero tristissima. Una di quelle questioni che lacerano dentro.

Il Bambin Gesù vorrebbe portare Charlie a Roma, ma perché? Che tipo di cure e di assistenza medica in più potrebbe ricevere il povero Charlie dai medici italiani, posto che quelli inglesi hanno fatto e stanno facendo tutto il possibile?

Perché al Bambin Gesù non dicono anche la ragione per la quale vorrebbero che il bambino fosse spostato a Roma?

Per offrirgli altre cure che non esistono? Per offrirgli un’assistenza migliore che probabilmente non esiste? Per evitare che sia staccata la spina? Forse la ragione è proprio questa: i medici italiani potrebbero decidere di non staccare la spina, così come indicato da diverse sentenze, compresa la Corte di Strasburgo, sulla linea indicata dai medici inglesi.

Il Presidente del nosocomio vaticano, Barbara Enoc, si è messa in contatto con i medici dell’ospedale inglese dove è ricoverato il bimbo: “Ho chiesto se vi siano le condizioni sanitarie per un eventuale trasferimento di Charlie presso il nostro ospedale. Sappiamo che il caso è disperato e che, a quanto risulta, non vi sono terapie efficaci”.

Appunto, allora a che pro trasferirlo? Avrebbe allora molto più senso un ultimo viaggio della speranza, quello previsto in America, dove comunque qualcuno dice che c’è una cura, anche se la scienza medica nega questa circostanza.

Pure il Ministro degli Esteri Alfano si è mobilitato contattando il collega inglese Boris Johnson.

Ma, come prevedibile, a fronte di tanti pronunciamenti dei giudici, Johnson ha opposto motivazioni di tipo legale.

Lo stesso Johnson esprime gratitudine e apprezzamento per l’offerta italiana.

Ma l’amore dei genitori non può essere espresso meglio a Roma, piuttosto che a Londra.

E non vorremmo che l’amore dei genitori diventasse un atto di egoismo, poiché il bambino tende a peggiorare e probabilmente a soffrire sempre più.

L’amore unilaterale, che non tiene conto della cosa migliore per l’altro, non esiste. Non si chiama più amore.

Lo sappiamo, il figlio non è nostro, e quindi tendiamo a ragionare in maniera più distaccata.

Ma anche nelle situazioni più disperate, più difficili, il vero atto d’amore è tenere conto della cosa migliore per l’altro, non la cosa migliore per noi stessi.

Questa è probabilmente la sintesi dell’intera vicenda del piccolo Charlie Gard, che, mentre noi scriviamo e parliamo, peggiora e sta soffrendo. E probabilmente lo farà sempre di più.

One thought on “Charlie Gard, il Bambin Gesù lo vuole a Roma: perché?

  1. Credo lecito riportare questa riflessioen:
    L’Associazione Scienza & Vita esprime il suo dissenso con la decisione dei medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, avallata dai giudici inglesi e dalla Corte Europea per i Diritti Umani, di sospendere la ventilazione assistita al piccolo Charlie Gard. Data la sua rara e grave patologia mitocondriale, Charlie, privato dei supporti vitali, morirà in brevissimo tempo.
    Esistono situazioni cliniche nelle quali l’insistenza nel praticare interventi e trattamenti medici e chirurgici non è ragionevole o perché del tutto ininfluenti ai fini del sostegno di una vita che ormai si sta spegnendo o perché sono essi stessi causa di inutile sofferenza. Charlie, però, non è terminale, né – a quanto è dato capire – ventilazione, nutrizione e idratazione artificiali sono per lui tanto gravose da consigliarne la sospensione. Perché, allora, un bimbo gravemente malato, pur avviato ad un esito infausto, dovrebbe essere fatto morire in anticipo sottraendo presidi vitali indispensabili? La giustificazione della irrevocabile sentenza di morte che ha colpito Charlie è che questo sarebbe il suo “miglior interesse”. Si intravede, dietro questa decisione, un atteggiamento mentale che sta inquinando alle radici la pratica medica, le legislazioni e il sentire diffuso: l’idea che gli esseri umani con bassa qualità di vita abbiano una dignità e un valore inferiore agli altri e che sia irragionevole sprecare per essi preziose risorse che potrebbero essere destinate altrove. È la cultura dello scarto di cui il caso Charlie è diventato tragico simbolo.
    Charlie è affetto da una patologia ancora inguaribile, ma dove non si può guarire si può curare e dove le terapie non possono incidere positivamente sulla condizione ineluttabile di un paziente resta il dovere di accompagnarlo, nel migliore dei modi, sino alla fine. In un caso disperato come questo, tentare una terapia sperimentale e incerta negli esiti, ma – a quanto pare – scientificamente fondata, poteva rappresentare un’ultima possibilità per attenuare i sintomi più gravi e rallentare il progredire del quadro verso la morte. Neppure questa possibilità è stata concessa al piccolo Charlie.
    Vogliamo esprimere profonda e sofferta vicinanza ai genitori di Charlie. Hanno accolto il loro bambino malato con amore. Lo hanno circondato di cure. Hanno lottato per la sua vita. Adesso viene negata loro persino la consolazione di farlo morire a casa. Capita purtroppo, nella pratica clinica, che i genitori debbano talora arrendersi di fronte alla inesorabilità di una malattia dei loro figli ed è compito dei medici condurli ad abbandonare speranze illusorie, ma in questo caso i due genitori sono stati esautorati da ogni decisione su come e dove e quando lasciar andare la mano del loro bambino.
    Di fronte ad una situazione così drammatica, sentiamo l’esigenza di riaffermare con vigore che la vita di ciascun essere umano è un diritto fondamentale ed inviolabile e che ogni intervento medico deve essere orientato alla sua tutela e promozione, nel pieno rispetto della dignità della persona.

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