L’ombra del rettile: Tra mito, paranoia e cultura di massa
Esiste un confine sottile, quasi invisibile, tra la narrazione fantascientifica e la credenza radicale. In questo spazio grigio abita una delle teorie più persistenti, bizzarre e, a tratti, inquietanti del nostro secolo: quella dei rettiliani. Sebbene per molti il termine evochi immediatamente immagini di video sgranati su YouTube o meme satirici, la genesi e la diffusione di questo concetto offrono uno spaccato affascinante sulla psicologia collettiva e sulla nostra costante ricerca di un “nemico invisibile”.
Ma cosa intendiamo realmente quando parliamo di rettiliani? Non si tratta solo di una bizzarra teoria sugli alieni mutaforma; è un fenomeno stratificato che affonda le radici nel mito antico, si nutre della letteratura pulp del Novecento e culmina in una complessa struttura complottista che pretende di spiegare i meccanismi del potere globale.
Le “prove” addotte dai sostenitori di questa teoria sono tipicamente aneddotiche e basate su interpretazioni soggettive di eventi e immagini. Tra gli esempi più comuni vi sono presunti “glitch” o anomalie nei video di personaggi pubblici, dove per pochi istanti gli occhi sembrerebbero mostrare pupille verticali, o la lingua apparirebbe innaturalmente lunga. Altre “dimostrazioni” si basano sull’analisi di simbolismo antico, collegando le figure di serpenti e draghi, presenti in molte culture con significati di potere e conoscenza, a questa presunta stirpe aliena.
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Tuttavia, queste affermazioni non reggono a un’analisi critica. Le presunte anomalie fisiche nei video sono quasi sempre spiegabili come artefatti di compressione digitale, riflessi di luce o semplicemente fraintendimenti della mimica facciale. Come ha spiegato il divulgatore scientifico Carl Sagan, “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”, e in questo caso le prove sono del tutto assenti. Un sondaggio del 2013 condotto da Public Policy Polling negli Stati Uniti ha rivelato che circa il 4% degli elettori registrati credeva in questa teoria, un dato che evidenzia come, seppur minoritaria, l’idea abbia una certa presa su una porzione della popolazione.
L’Origine della Teoria e il Ruolo di David Icke
La moderna teoria del complotto rettiliano è indissolubilmente legata a David Icke, un ex calciatore e commentatore sportivo che a partire dagli anni ’90 ha iniziato a pubblicare libri e tenere conferenze sulle sue idee. Nel suo libro “The Biggest Secret” (1999), Icke delinea la sua visione di una “Fratellanza Babilonese” composta da rettiliani provenienti dalla costellazione del Drago, che si sarebbero incrociati con gli esseri umani in tempi antichi per creare linee di sangue ibride. Secondo Icke, queste famiglie, tra cui figurerebbero molte case reali europee e presidenti americani, manterrebbero il controllo del pianeta attraverso società segrete come gli Illuminati e il Gruppo Bilderberg.
Gli scritti di Icke attingono a una vasta gamma di fonti, mescolando elementi di New Age, gnosticismo, fantascienza e antiche mitologie. Il simbolismo del serpente, che in molte culture antiche come quella egizia o mesoamericana rappresentava la regalità, la guarigione e la rinascita, viene reinterpretato da Icke come la prova di un’antica dominazione rettiliana.
Perché Nascono e si Diffondono Queste Teorie? La Prospettiva Psicologica
La persistenza di teorie come quella dei rettiliani, nonostante la totale assenza di prove verificabili, può essere compresa attraverso la psicologia delle credenze cospirative. In un mondo complesso e spesso caotico, le teorie del complotto offrono spiegazioni semplici e coerenti per eventi altrimenti difficili da accettare. Attribuire le crisi globali o le ingiustizie sociali all’azione di un gruppo malvagio e nascosto può dare un illusorio senso di controllo e comprensione.
Come evidenziato da diversi studi psicologici, tra cui quelli pubblicati su riviste come “Social Psychology and Personality Science”, le persone che si sentono impotenti o emarginate sono più propense a credere nelle cospirazioni. Credere di essere a conoscenza di una “verità nascosta” può anche soddisfare un bisogno di unicità e di sentirsi speciali rispetto alla massa “ignara”. Inoltre, il bias di conferma, ovvero la tendenza a cercare e interpretare le informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni preesistenti, gioca un ruolo cruciale nel rafforzare queste credenze, portando a ignorare le prove contrarie.
In definitiva, la narrazione dei rettiliani al potere rimane un affascinante caso di studio sulla mitologia moderna e sulla psicologia umana, ma si colloca saldamente nel regno della finzione, senza alcuna base fattuale che possa essere considerata una prova.
FAQ – Domande Frequenti
Quali sono le “prove” più comuni citate dai sostenitori dei rettiliani? Le “prove” più citate includono presunte anomalie in filmati di personaggi famosi, come occhi con pupille verticali o lingue biforcute, che sono quasi sempre spiegabili come artefatti video o illusioni ottiche. Altre si basano su interpretazioni di simboli antichi, come serpenti e draghi, visti come prova di un’antica influenza aliena.
Chi ha inventato la teoria dei rettiliani? La teoria nella sua forma moderna è stata resa popolare dallo scrittore britannico David Icke a partire dagli anni ’90. Icke ha combinato varie idee preesistenti tratte dalla fantascienza, da antiche mitologie e da precedenti teorie del complotto per creare la sua narrazione su una stirpe di umanoidi rettiliani che controlla il mondo.
Cosa dice la scienza riguardo all’esistenza dei rettiliani? La comunità scientifica non prende in considerazione la teoria dei rettiliani in quanto non esiste alcuna prova empirica o verificabile a suo sostegno. Biologia, genetica e fisica non offrono alcun appiglio a sostegno dell’idea di umanoidi mutaforma. La teoria è classificata come pseudoscienza e teoria del complotto.
Perché alcune persone credono a questa teoria? La psicologia suggerisce che le teorie del complotto offrono spiegazioni semplici a eventi complessi, dando un senso di controllo e comprensione. Fattori come il sentirsi esclusi, la sfiducia verso le autorità e il bisogno di sentirsi detentori di una conoscenza segreta possono rendere le persone più propense a credere a queste narrazioni.
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