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Cibo USA: tra patriottismo e “cibo spazzatura”. È ora di cambiare?

Angela Gemito Lug 3, 2025

Il 4 luglio, festa dell’Indipendenza americana, è tradizionalmente un tripudio di sapori che, pur celebrando la libertà, spesso portano in tavola un vero e proprio “caos alimentare”. Dagli iconici hot dog ricchi di nitrati ai coloratissimi “rocket pop” (sì, quel Rosso Allura AC – E129, anche noto come Red Dye 40!), le festività americane sono un inno ai cibi ultra-processati. Ma questa tradizione patriottica sta iniziando a mostrare il suo lato più amaro, con un crescente numero di americani che si interrogano sulla qualità della loro dieta e sulle implicazioni per la salute.

Un hot dog americano con ketchup e senape

Il risveglio alimentare: preoccupazioni crescenti e la voce della politica

L’allarme obesità e diabete negli Stati Uniti, che ha innescato un’esplosione di diagnosi di malattie croniche, ha posto in primo piano il dibattito sulla qualità del cibo che mangiamo. Molti puntano il dito contro gli additivi e i conservanti presenti in gran parte degli alimenti. Un recente sondaggio Ipsos rivela che quasi la metà degli adulti statunitensi percepisce gli additivi e le sostanze chimiche alimentari come un rischio elevato o moderato per la salute, superando persino le preoccupazioni legate a epidemie o cambiamenti climatici (Ipsos).

Il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha fatto del miglioramento della dieta e dell’approvvigionamento alimentare una priorità assoluta, una politica che trova ampio consenso tra l’opinione pubblica. Due terzi degli adulti statunitensi ritengono che coloranti artificiali e pesticidi rendano il cibo pericoloso, un’opinione che trascende le divisioni politiche.

Nonostante un sistema alimentare profondamente radicato, le persone cercano di fare scelte più sane. Il 64% degli americani presta maggiore attenzione alle etichette alimentari rispetto a cinque anni fa, secondo la non-profit NSF International (NSF International). Tuttavia, la frustrazione è alta: solo il 16% si fida delle informazioni sulle etichette. E non solo, la maggior parte degli americani vorrebbe etichette alimentari più chiare, simili a quelle europee.


Oltre gli additivi: il vero problema della dieta americana

È innegabile che il cibo americano sia diverso da quello europeo, sia nella sostanza che nel packaging. Tuttavia, anche se gli additivi artificiali vietati altrove contribuiscono ai problemi di salute, non sono l’unica causa. Il vero fulcro del problema risiede nel colesterolo e nei grassi saturi degli hot dog, nello zucchero delle bevande e nei grassi delle patatine ultra-processate.

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Gli americani consumano in media il doppio dello zucchero rispetto ad altri paesi ricchi, mangiano più cibi ultra-processati e assumono più grassi trans e saturi degli europei. Anche le porzioni eccessive giocano un ruolo cruciale, con le calorie totali che rappresentano una parte significativa del problema.

Non a caso, gli americani godono generalmente di una salute peggiore e hanno un’aspettativa di vita inferiore rispetto ai loro coetanei europei. Uno studio ha persino rivelato che gli americani benestanti hanno una salute peggiore degli europei meno abbienti.


Una nuova era di consapevolezza alimentare: il ruolo della politica e le scelte individuali

Per colmare il divario di salute con i rivali europei, è fondamentale analizzare ciò che mettiamo nel nostro corpo. I medici sono ampiamente concordi: alimenti ultra-processati e additivi sono dannosi per la salute, specialmente per i bambini. E la loro disponibilità è aumentata: uno studio del 2023 ha rilevato che il 60% degli alimenti acquistati dagli americani contiene additivi, un aumento del 10% dal 2001.

Il Segretario Kennedy ha posto la revisione della produzione alimentare al centro della sua agenda. Il suo recente rapporto MAHA (Make Americans Healthy Again) evidenzia come paesi come Francia e Paesi nordici scoraggino il consumo di cibi ultra-processati attraverso linee guida alimentari rigorose. Il rapporto elenca numerosi additivi e ingredienti artificiali consentiti negli USA ma vietati o limitati in Europa, suggerendo un approccio simile anche oltreoceano.


Additivi sotto la lente: cosa c’è nei nostri piatti?

Alcuni esempi lampanti includono:

  • Rosso Allura AC (Red Dye 40): Un colorante presente in dolci e bevande, legato a iperattività nei bambini e, in studi su animali, all’accelerazione della crescita tumorale. L’Unione Europea richiede un’etichetta di avvertenza, e alcuni paesi lo hanno vietato del tutto.
  • Biossido di titanio: Un colorante alimentare usato in caramelle e creme da caffè, vietato nell’UE dal 2022 per potenziali effetti sul materiale genetico.
  • Propilparabene: Un conservante comune nei prodotti da forno americani, il cui uso è stato vietato nell’UE per sospette interferenze con la funzione ormonale.
  • Butilidrossitoluene (BHT): Un conservante che si trova in cereali e patatine, soggetto a rigorosa regolamentazione nell’UE per timori legati a danni renali, epatici e potenziali effetti cancerogeni.

Anche dolcificanti artificiali come aspartame, sucralosio e saccarina, pur essendo consentiti in entrambi i continenti, sono generalmente soggetti a maggiori restrizioni in Europa.

Kennedy ha già ottenuto impegni volontari da parte di produttori alimentari per eliminare alcuni coloranti artificiali, incluso il Rosso Allura AC, entro la fine del 2026, minacciando nuove normative in caso di inadempienza.


Oltre gli additivi: grassi, zuccheri e porzioni

Sebbene gli additivi siano parte del problema, non sono l’unico aspetto da considerare. L’America ha vietato i grassi trans nel 2018, ben 15 anni dopo la Danimarca, un ritardo che ha esposto gli americani a un ingrediente altamente dannoso, collegato a malattie cardiache e diabete. Questo è solo un esempio di come la dieta americana si sia evoluta diversamente da quella europea, dominata dalla dieta mediterranea e ricca di grassi saturi provenienti da carne, formaggio e burro, a discapito di grassi insaturi come l’olio d’oliva.

La nostra ossessione per la carne, alimentata da un’industria che ha sfruttato sentimenti patriottici, ha contribuito a una dieta ricca di prodotti animali, associata a problemi di salute, in particolare le malattie cardiovascolari, che rimangono la principale causa di morte per gli americani. Come evidenziato in un articolo di Vox sul divario nella salute tra USA ed Europa, le abitudini alimentari giocano un ruolo cruciale (Vox).


Il futuro è nel piatto: scelte individuali e politiche lungimiranti

È fondamentale che i cittadini spingano i politici a regolamentare l’eliminazione degli additivi artificiali, ma non basta. Il vero cambiamento deve avvenire a tavola, riducendo l’eccesso di grassi e zuccheri, e privilegiando una dieta basata su cibi integrali.

Le idee del rapporto MAHA sono un passo nella giusta direzione, specialmente l’enfasi sui cibi integrali. Tuttavia, alcune prescrizioni politiche di Kennedy appaiono contraddittorie, come l’incoraggiamento a trovare alimenti integrali a fronte di tagli ai buoni pasto proposti dai repubblicani. Queste contraddizioni ci ricordano che, sebbene il governo possa evidenziare il problema, la soluzione non può dipendere solo da esso. Dopotutto, l’individualismo è un valore americano.

Concedersi qualche sfizio ogni tanto è parte della vita, ma è ciò che facciamo giorno dopo giorno a fare la differenza. Il vero spirito patriottico, forse, dovrebbe iniziare dalla tavola.

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Tags: alimenti ultraprocessati cibo usa Usa

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