Colera, in Yemen epidemia continua a mietere vittime
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Il colera è un’infezione diarroica acuta causata dal batterio Vibrio cholerae.

È una malattia a trasmissione oro-fecale: può essere contratta in seguito all’ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti (malati o portatori sani o convalescenti). I cibi più a rischio per la trasmissione della malattia sono quelli crudi o poco cotti e, in particolare, i frutti di mare. Anche altri alimenti possono comunque fungere da veicolo.

Le scarse condizioni igienico-sanitarie di alcuni Paesi e la cattiva gestione degli impianti fognari e dell’acqua potabile sono le principali cause di epidemie di colera. Il batterio può vivere anche in ambienti naturali, come i fiumi salmastri e le zone costiere: per questo il rischio di contrarre l’infezione per l’ingestione di molluschi è elevato.

Il vibrione del colera sopravvive molto bene nelle acque potabili (da 7 a 14 giorni) e nei fiumi (uno o due giorni), mentre è particolarmente sensibile alle elevate temperature.

Per inattivarlo è sufficiente far bollire l’acqua per pochi secondi o cuocere con cura gli alimenti.

Nel diciannovesimo secolo il colera si è diffuso più volte dalla sua area originaria attorno al delta del Gange verso il resto del mondo, dando origine a sei pandemie che hanno ucciso milioni di persone in tutto il mondo.

La settima pandemia è ancora in corso: è iniziata nel 1961 in Asia meridionale, raggiungendo poi l’Africa nel 1971 e l’America nel 1991.

Proprio in queste ore il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha confermato che i casi di colera nello Yemen hanno raggiunto il milione: in quattro mesi, più di 2.000 persone sono morte a causa della malattia ed è ora la più grande epidemia di colera della storia.

Colera, in Yemen epidemia continua a mietere vittime

Colera in Yemen epidemia continua a mietere vittime

La Croce rossa, sul suo account ufficiale su Twitter, ha riferito dell’impressionante dato, che amplifica “la sofferenza di un Paese stretto nella morsa di una brutale guerra”.

Nel paese è infatti in corso dal 2015 un conflitto che vede contrapposti il movimento dei ribelli sciiti Houthi e la coalizione araba vicina al governo di Abdrabbuh Mansour Hadi.

Dall’inizio degli scontri più di 8.670 persone sono morte e poco meno di 50mila sono rimaste ferite, a cui vanno aggiunte naturalmente le vittime di questa terribile epidemia.

Una tragedia annunciata, che continuerà a peggiorare considerato che l’80% della popolazione vive senza acqua pulita, cibo e assistenza medica.

A causa della lunga guerra in corso, ci sono montagne di spazzatura perché nessuno passa più a raccoglierla e nemmeno a bruciarla, le fogne in molte zone hanno contaminato i pozzi e le persone non hanno più accesso all’acqua potabile“, racconta Laura Silvia Battaglia, reporter di guerra che da anni si reca in Yemen.

I funzionari dell’Oms hanno inoltre avvertito che potrebbe esserci un ulteriore picco a marzo, all’inizio della stagione delle piogge, nel caso in cui la coalizione saudita non attenui il blocco di rifornimenti di cibo, carburante e medicine in alcune regioni yemenite.

Ma non è solo lo Yemen a essere coinvolto: l’allerta è alta anche per un’epidemia di colera in corso nello Zambia ed in Kenia.

Dal 28 settembre al 7 dicembre 2017, nella capitale dello Zambia, Lusaka sono stati segnalati 547 casi inclusi 15 decessi (tasso di mortalità 1,8%) dall’inizio dell’epidemia. Dal 5 novembre 2017 si è osservato un aumento del numero dei casi con un totale di 136 casi segnalati nella settimana iniziata il 26 novembre. Anche per il Kenya dal 1 gennaio al 29 novembre 2017, il Ministero della salute ha notificato all’OMS 3967 casi probabili e confermati dal laboratorio in totale, inclusi 76 decessi (tasso di mortalità 1,9%).

Il servizio sanitario dello Yemen, ma anche di Zambia e Kenya, non è in grado di fronteggiare l’epidemia di colera in corso, con oltre la metà delle strutture ospedaliere chiuse a causa dei danni subiti durante il conflitto.

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