Vaccini, aumenta la copertura vaccinale e i pro vax in rete

Proprio in queste ore, in cui l’influenza sta aggiungendo il suo picco e nuovi casi di meningite si sono registrati in Toscana, arriva una buona notizia sul fronte vaccini: a quanto pare decreto sull’obbligo dei vaccini è stato “uno strumento decisivo che ha fermato l’incremento delle malattie infettive”.

E’ quanto afferma l’articolo ‘The imperative of vaccination put into practice’ pubblicato sul numero di gennaio 2018 della rivista ‘The Lancet Infections Diseases’, e anticipato sul suo profilo Twitter da uno degli autori, Carlo Signorelli, ordinario di igiene e sanità pubblica dell’università di Parma.

Nello specifico, pare che grazie all’approvazione della legge sull’obbligo, il 30% dei bambini nati tra il 2011 e il 2015 che non erano stati vaccinati sono stati immunizzati.

L’articolo analizza “i primi dati positivi sulle coperture vaccinali post decreto Lorenzin. I dati provvisori di 5 regioni – scrive Signorelli – indicano tra giugno e ottobre 2017 +1% per l’esavalente e +2,9% per il vaccino Mpr (morbillo, parotite e rosolia). Il recupero dei bambini non vaccinati è stato del 29,8%”.

E, a sorpresa, dato che in rete pullulano le bufale e le notizie riportate senza nessun fondamento, anche sulle pagine dei principali social i no vax trovano ben poco spazio e supporto.

Vaccini, aumenta la copertura vaccinale e i pro vax in rete

Vaccini aumenta la copertura vaccinale e i pro vax in rete

Pro vax battono no vax 80 a 20 sul web: i dati sono contenuti nell’indagine condotta da ‘Voices from the blogs’, spinoff dell’Università degli Studi di Milano, che ha analizzato 530mila commenti pubblicati da circa 60mila utenti su Twitter e Facebook nell’arco di un anno e mezzo (tra settembre 2015 e marzo 2017).

Ne è emerso che la comunità di chi è favorevole ai vaccini, pur essendo numericamente simile come presenza sui social, raccoglie un consenso decisamente superiore rispetto ai no vax: 80% contro il 20%.

Abbiamo osservato che gli antivaccinisti e scettici sono molto chiusi e autoreferenziali: c’è un ampio interscambio interno, ma non spostano le opinioni di chi non è già schierato. Tanto che i sentimenti anti-vaccino si fermano al 20% su Twitter e al 30% su Facebook“, spiega Andrea Ceron del Dipartimento di scienze sociali e politiche della Statale, coordinatore della ricerca.

Una delle comunità più aperte risulta quella di Bebe Vio, atleta paralimpica, testimonial pro-vaccini e protagonista della campagna ‘Win for Meningitis’: il 40% degli account nella sua comunità è coinvolto nella Rete solo grazie a lei.

E a questi dati si può aggiungere la riflessione di Virginia Di Marco, giornalista, mamma e blogger animatrice della pagina ‘Preferivo fare l’uovo’, che racconta la sua esperienza online:Quello che osservo, da mamma e frequentatrice di gruppi e community di altre mamme online, è che se è vero che raramente vengono esposte posizione no-vax nette – e chi lo fa viene rapidamente isolato, spesso dagli stessi amministratori dei gruppi che vedono come fumo negli occhi questo tipo di polemiche – dall’altro lato è invece molto diffuso un sentimento interlocutorio nei confronti dei vaccini. Si chiedono consigli alle altre mamme, esperienze, pareri. Il leitmotiv dominante? ‘Non sono contraria ai vaccini, ma con tutto quello che si sente’. Insomma: i no-vax magari convincono poco. Ma riescono a instillare dubbi”.

I social, e internet più in generale, giocano quindi un ruolo chiave per influenzare le mamme.

Le mamme sono molto attive sul web e cercano di fare rete, anche perché a volte nella vita reale manca una rete fisica a sostenerle. In questo ‘rifugio’ online c’è sempre la persona che ascolta, che commenta il tuo post, dà una risposta, racconta la sua esperienza e ti dà modo di condividere – osserva ancora la giornalista – Secondo i dati di ‘Fattore Mamma-2B Research’ 2017, il 92% ha uno smartphone che usa soprattutto per andare sui social. Il numero uno è Whatsapp (le chat fra mamme sono ormai ‘mitologiche’), il secondo è Facebook. Le mamme italiane sono state addirittura definite come leader della rivoluzione digitale in Italia da piattaforme che ne studiano il rapporto con la Rete”.

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