Negli ultimi istanti di vita, accade spesso un fenomeno che incuriosisce sia gli operatori sanitari sia i familiari dei pazienti: molte persone, nei reparti di cure palliative o a casa, alzano le braccia verso l’alto come a voler toccare qualcosa di invisibile. Questo gesto, osservato regolarmente da infermieri e medici di tutto il mondo, viene descritto come un movimento sereno, carico di dolcezza, e sembra segnalare la vicinanza della morte.

Katie Duncan, infermiera esperta in cure palliative negli Stati Uniti, racconta attraverso i suoi canali social e in numerose interviste la ricorrenza di questo comportamento tra i pazienti terminali. Secondo la Duncan, i malati tendono spesso le mani verso il soffitto, il cielo o un punto preciso dell’ambiente, come se stessero cercando di raggiungere qualcuno o qualcosa che gli altri non possono vedere. “È un gesto che porta conforto”, sottolinea l’esperta, “e che spesso si accompagna a espressioni di serenità, piuttosto che di paura o dolore”.
Le testimonianze raccolte dalla Duncan, e condivise anche dal portale scientifico The Conversation (fonte), evidenziano che non si tratta di casi isolati: molti pazienti riferiscono, poco prima del gesto, di vedere parenti defunti, animali domestici scomparsi o intense luci. Frasi come “vedo mia madre” o “qui c’è un angelo” sono comuni negli ultimi minuti di vita, racconta l’infermiera nei suoi video che hanno raggiunto milioni di visualizzazioni su TikTok. Anche la letteratura accademica, come le ricerche pubblicate sul Journal of Palliative Medicine, conferma che le esperienze di visioni e comportamenti simbolici negli ultimi istanti di vita sono note da tempo, pur restando ancora in gran parte un mistero per la scienza.
Le storie condivise sui social media mostrano quanto questo gesto colpisca emotivamente le famiglie. Un esempio raccontato da un utente riguarda il padre, che ha alzato le braccia con forza inaspettata poco prima di morire, oppure il nonno che ha sussurrato il nome della moglie defunta negli ultimi istanti. Questi momenti, per quanto enigmatici, spesso portano conforto e rassicurazione, suggerendo che l’addio possa essere meno traumatico di quanto si immagini.
Dal punto di vista medico e neuroscientifico, non esiste ancora una spiegazione univoca. Alcuni studiosi ipotizzano che si tratti di una risposta neurologica a specifici cambiamenti nel cervello durante la fase terminale, mentre altri lasciano aperta la possibilità di interpretazioni spirituali o psicologiche, come riportato dalla Harvard Medical School (fonte). L’importante, secondo gli esperti, è rispettare questi momenti e creare un ambiente sereno e privo di interferenze. “Restare in silenzio e osservare – conclude la Duncan – è spesso il modo migliore per onorare questa transizione”.
In definitiva, il gesto di alzare le braccia nei pazienti terminali rimane uno degli aspetti più toccanti e affascinanti del fine vita. Che si tratti di un fenomeno neurologico, spirituale o ancora inspiegato, rappresenta un segno di connessione con qualcosa di più grande, e un’opportunità per affrontare il tema della morte con rispetto e umanità.
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