Dieta Vegana non piace più agli italiani
Colesterolo il segreto mangiare i cibi giusti

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom di negozi, attività, ristoranti dedicati a vegetariani e vegani: quella che all’inizio era stata una scelta etica per pochi veramente sensibili alla tematica, in poco tempo era diventata una moda seguita da migliaia di persone.

Il vegetarismo (o vegetarianismo) è un regime alimentare basato sulla rinuncia alla carne e al pesce, a favore di risorse alimentari che non prevedano l’uccisione di animali; i vegani sono invece persone che rinunciano anche ai derivati dell’allevamento animale come latte, uova, formaggi e miele.

Lo scopo di ciò è principalmente impedire la sofferenza e la morte di animali innocenti, oltre alla convinzione che questo tipo di alimentazione sia più salutare.

Sia i vegetariani che i vegani tendono ad avere un gran rispetto per la natura e perciò fanno la raccolta differenziata,  evitano anche di usare tutti i prodotti cosmetici o i capi d’abbigliamento che contengono ingredienti animali o che siano stati testati su di loro.

Ma come ben sappiamo, quando si tratta di mode, queste lasciano il tempo che trovano, ed i numeri odierni arrivano a confermarlo: un milione di italiani ha lasciato la dieta vegana, praticamente 2 su 3, e oggi l’esercito che ha messo al bando i cibi di origine animale sarebbe ridotta a 460 mila persone.

Lo dice uno studio, elaborato sui dati Eurispes, che la Coldiretti ha presentato al ”Villaggio contadino‘ allestito nel centro di Torino inaugurato con il #bisteccaday e una maxi grigliata.

Tra i vegani, la cui quota sarebbe scesa dal 3% allo 0,9%, resistono di più le donne (68% del totale) e i giovani (2% degli italiani nella fascia di età 18-24 anni). Nei giudizi, invece, la scelta chi ha messo al bando i prodotti di origine animale divide gli italiani: il 49,4% la ritiene “radicale, fanatica e segnata dall’intolleranza”, l’altra metà pensa che sia un’opzione rispettabile e anche ammirevole.

A spingere le convinzioni alimentari – spiega la Coldiretti – sono però spesso le fake news che rimbalzano sui social, dove non è difficile trovare che mangiare carne, latte o uova faccia sempre male o che chi è intollerante al lattosio non deve mangiare nessun formaggio, tra le bufale alimentari virali in rete“.

Ma nella realtà demonizzare i cibi senza nessuna evidenza scientifica è sbagliatissimo, rischiando una dieta squilibrata senza nessun beneficio reale per la salute: “Non esiste nessuno studio che provi che mangiare carne anche in giuste quantità sia dannoso per la salute mentre al contrario, i vantaggi di una dieta completa che la includa sono scientificamente indiscussi. Se ne può fare a meno integrando la sua mancanza con altri prodotti animali, come uova in primis, latte e derivati, e in alcuni casi assumendo integratori di vitamine e minerali”.

La Coldiretti ha quindi sottolineato come ci sia stato un l’aumento di oltre il 5% della spesa delle famiglie italiane per la carne nel 2018, il valore più alto degli ultimi sei anni che avevano fatto registrare un brusco calo dei consumi. L’aumento dei consumi ha riguardato tutte le diverse tipologie di carne da quella di pollame (+4%) a quella di maiale (+4%) fino a quella bovina (+5%) che fa registrare il maggior incremento nel primo trimestre rispetto all’anno precedente, in un quadro di sostanziale stagnazione della spesa alimentare (+1,4%).

Infine, nel Belpaese si assiste ad una decisa svolta verso la qualità con il 45% degli italiani che privilegia quella proveniente da allevamenti italiani, il 29% sceglie carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Vola, infatti, il consumo di bistecca “Doc” con un balzo del 20% nel numero di animali di razze storiche italiane allevati negli ultimi 20 anni sulla base delle iscrizioni al libro genealogico.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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