Disturbi alimentari incredibile primato per i giovani

Modelli di bellezza sempre più estremi, messaggi veicolati da tutti i media sempre e solo a senso unico: questo è il secolo della perfezione, quella a tutti i costi, quella da raggiungere ricorrendo alla chirurgia estetica anche senza nessun bisogno concreto.

Per sentirsi “accettati”, “adeguati”, “conformi” i nostri giovani sentono l’esigenza di avere un corpo magro, tonico, perfetto: stupisce quindi che i disturbi alimentari, anche tra giovanissimi, sono in continuo aumento?

A spaventare sono in primis anoressia e bulimia che, protratte a lungo, possono condurre persino alla morte, e che gli esperti spiegano esordire sempre più presto, già verso gli otto anni di età.

L’età di esordio più frequente per anoressia e bulimia, spiega Annalisa Venditti, psicologa esperta dei disturbi del comportamento alimentare presso il Gruppo INI-Istituto Neurotraumatologico Italiano, “è tra i 15 e i 25 anni, anche se sono appunto in aumento i casi dagli 11/12 anni. Rifiuto del cibo o, al contrario, grandi abbuffate restano i problemi più frequenti, ma ad essere in aumento è anche la risposta maschile della vigoressia, ovvero l’ossessione di un fisico prestante.

La causa? Un profondo disagio personale che trasforma la voglia di essere magri e ‘belli’ in una patologia, aggravata dall’utilizzo dei social, che facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili”.

Stanno inoltre aumentando le forme miste, in cui si passa dall’anoressia nervosa alla bulimia nelle diverse fasi della vita, e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder), una sorta di bulimia senza comportamenti di compenso che porta frequentemente all’obesità: è stimato che circa il 30% degli obesi sia affetto da questo disturbo.

Tanti i fattori che entrano in gioco, ma l’esperta ci tiene a sottolineare che queste problematiche esplodono soprattutto quando il soggetto vive una situazione di particolare disagio e insicurezza:

«Non va sottovalutato che tali comportamenti hanno sempre lo scopo di preservare uno stato di benessere, per cui ci si abbuffa per far fronte alla noia, alla mancanza di affetto o per evadere da una situazione, per placare lo stress, per soffocare un’emozione, così come si ricerca la magrezza e la forma ‘perfetta’ del corpo per un bisogno di sentirsi più sicuri. Bisogna, quindi, imparare a mangiare in modo consapevole, tornare a riconoscere i segnali di fame e sazietà, non imporsi divieti e lavorare sui fattori cognitivi ed emotivi – conclude la psicologa – per comprendere quali sono i reali motivi che hanno portato ai disturbi alimentari».

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