Ebola, si prova a scongiurare il virus con un vaccino sperimentale
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Mentre in India si combatte contro un altro virus ad oggi senza una cura, il Nipah, trasmesso attraverso pipistrelli infetti, nella repubblica del Congo si continua a cercare di limitare il contagio dell’Ebola, che già aveva rischiato di trasformarsi in pandemia pochi anni fa.

Come abbiamo visto più volte, la malattia da virus Ebola (acronimo inglese EVD), precedentemente conosciuta come febbre emorragica Ebola (acronimo inglese EHF) è una malattia degli esseri umani e di altri primati causata dal virus Ebola.

I sintomi della malattia iniziano da due giorni a tre settimane dopo aver contratto il virus, con febbre, faringodinia (mal di gola), dolori muscolari, cefalea (mal di testa) e orecchie tappate.

A questi primi sintomi fanno in genere seguito nausea, vomito, e diarrea, unitamente a segni di alterazione della funzionalità epatica e renale. In questa fase della malattia, alcune persone possono cominciare a presentare emorragie che si possono manifestare verso l’esterno (emorragie esterne) oppure interessare alcune cavità corporee.

Una volta che si sia verificata l’infezione umana, la malattia può diffondersi attraverso gli esseri umani. Coloro che sopravvivono alla malattia possono essere in grado di trasmettere il virus attraverso lo sperma per quasi due mesi.

Finora non esiste una terapia specifica per la malattia. Il trattamento dei pazienti affetti è sostanzialmente un trattamento di supporto che comprende una adeguata reidratazione orale (semplice acqua leggermente zuccherata e addizionata di una modica quantità di sale) o l’infusione di fluidi per via endovenosa. La malattia ha un tasso di mortalità molto elevato, e spesso va incontro a morte una percentuale compresa tra il 50% e il 70% delle persone infettate dal virus.

Per fermare l’attuale epidemia di ebola si tenta ora la via del vaccino sperimentale. Più di 4 mila dosi sono state inviate in loco dall’Organizzazione mondiale della sanità e seguirà un altro lotto.

Il programma è di cominciare la campagna di immunizzazione dagli operatori sanitari e dagli addetti delle pompe funebri – che sono in prima linea nel contatto con eventuali contagiati – per poi estenderla a più di 500 persone che potrebbero essere venute a contatto con chi è stato infettato dal virus, in una cosiddetta “vaccinazione ad anello”.

Il vaccino che verrà utilizzato è prodotto da Merck e non è ancora stato autorizzato. È stato testato per la prima volta in trial limitati durante la precedente epidemia di ebola che ha colpito l’Africa occidentale nel 2014-2016 e si è dimostrato efficace, come ha spiegato Michel Yao dell’Oms alla Bbc. Il vaccino, ha chiarito l’esperto, è stato testato in Guinea, dove «quasi tutte le persone» a cui è stato somministrato «non hanno contratto la malattia».

Intanto la micidiale epidemia di Ebola in Congo ha già raggiunto una città popolosa, hanno avvertito i funzionari della sanità locale, suscitando timori che il virus possa diffondersi in modo esplosivo all’interno del suo nuovo ambiente urbano.

Il dato oggettivo riferito dal ministro della salute congolese preoccupa. Oly Ilunga Kalenga ha infatti detto che l’epidemia è entrata in una “nuova fase”, dopo che il virus è stato confermato nella città nord-occidentale di Mbandaka, dove vivono circa 1,2 milioni di persone.

L’epidemia, che ha già causato 23 vittime, è stata registrata all’inizio di questo mese in una regione a 93 miglia da Mbandaka. Fino ad ora, tutti i casi sospetti si erano verificati nelle aree rurali, dove è più facile isolare le persone che sono venute a contatto con il virus, ma l’arrivo in città come abbiamo vista cambia in peggio la situazione.

Dopo la diagnosi di Ebola nella megacittà congolese Mbandaka, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha infatti innalzato la sua valutazione del rischio.

Poiché la città si trova sulle principali rotte nazionali e internazionali, il rischio di diffusione del virus è aumentato, ha riferito l’Oms.

L’organizzazione ora valuta il rischio di un’ulteriore diffusione in Congo come “molto alta”, quindi è “alta” per i paesi circostanti.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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