Economia e lavoro secondo Donald Trump: carbone e miniere

Eleonora Gitto

Il lavoro e l’economia secondo Donald Trump: carbone e miniere. Ecco le grandi novità.

Il piano scellerato del Presidente degli Stati Uniti rischia di andare avanti: più petrolio e carbone, meno energie rinnovabili, più Co2 nell’aria e a quel paese tutti i trattati internazionali sul clima, così faticosamente conquistati negli ultimi anni.

Furbescamente Donald Trump lega il rilancio dei fossili a quello dell’occupazione: migliaia di posti di lavoro.

Vale a dire migliaia di persone che, invece di lavorare per costruire pannelli solari, pale eoliche e quant’altro, devono fare semplicemente i minatori.

Una politica energetica bestiale e un lavoro da bestie. E un presidente degli Stati Uniti che non si discosta molto da queste ultime.

“Con me si mette fine alla guerra al carbone”, aveva detto. E gli Americani l’hanno votato. Complimenti.

Magari Hillary Clinton non sarà stata un buon candidato, ma adesso gli Americani si tengono il miliardario con le sue idee insane, aberranti.

Il problema però è che le decisioni Usa in materia di energia non hanno riverberi importanti solo negli Stati Uniti, ma ovviamente in tutto il mondo.

Ci avevamo messo anni a convincere la Cina a fare qualcosa contro l’insopportabile inquinamento da smog, e ora arriva il signorino con la cravatta rossa che dice: abbiamo scherzato, va bene così. E così ha firmato il decreto: “rimetteremo i minatori al lavoro”.

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