Epidurale, OMS: ne hanno diritto tutte le donne
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L’anestesia epidurale o peridurale è una modalità di anestesia loco-regionale che prevede la somministrazione di farmaci anestetici attraverso un catetere posizionato nello spazio epidurale. Lo spazio epidurale è una zona di pochi millimetri di spessore (da 3 a 6), compresa tra legamento giallo e dura madre, che si estende per tutta l’estensione della colonna vertebrale.

L’epidurale è una tecnica ben sperimentata, che offre un profilo elevato di sicurezza. A somministrare l’analgesico è un medico anestesista, che inserisce un sottile catetere nella zona specifica, somministrando alla partoriente una miscela di farmaci che bloccano lo stimolo doloroso nella parte inferiore del corpo senza addormentarla e senza interferire con la forza muscolare.

Normalmente l’analgesia viene rinnovata dal medico, che rifornisce di farmaci il cateterino ogni volta che l’effetto si esaurisce, su richiesta della partoriente. Il cateterino viene rimosso circa due ore dopo il parto.

L’analgesia epidurale abolisce il dolore, ma preserva la sensibilità della partoriente alle contrazioni (che vengono avvertite come stimoli non dolorosi), la sua capacità di muoversi e di spingere efficacemente durante la fase espulsiva del parto. La presenza del cateterino sulla schiena non limita in alcun modo i movimenti della partoriente e non le impedisce di assumere la posizione che preferisce. In più, i farmaci somministrati attraverso l’epidurale non raggiungono il nascituro e sono perfettamente compatibili con l’allattamento al seno.

Naturalmente non mancano neppure i rischi:  in primis l’epidurale altera i meccanismi ormonali del travaglio, blocca la secrezione delle endorfine, gli analgesici naturali prodotti dal nostro organismo, e riduce la produzione dell’ossitocina, tanto che spesso è necessario somministrare questa sostanza per stimolare le contrazioni. Il ricorso all’epidurale è inoltre associato a una maggior frequenza di parti operativi, cioè all’utilizzo della ventosa e alla manovra di Kristeller, cioè la spinta manuale che si effettua sul fondo dell’utero per aiutare il piccolo a uscire.

A seconda dei farmaci impiegati si può avere un modesto prurito, di breve durata. In casi rarissimi, se si è avuto qualche problema tecnico accidentale al momento dell’esecuzione dell’analgesia epidurale, può insorgere, dopo il parto, un mal di testa che può durare qualche giorno.

Epidurale, OMS: ne hanno diritto tutte le donne

Epidurale ne hanno diritto tutte le donne

Purtroppo nel nostro Paese l’epidurale non è diffusa in modo uniforme: in alcuni ospedali è disponibile 24 ore su 24, per il resto viene offerta ancora con difficoltà. La situazione italiana è nettamente differente da quella di altri Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, dove l’analgesia epidurale viene largamente impiegata nel travaglio e nel parto vaginale.

Eppure l’OMS la pensa diversamente: l’Organizzazione mondiale della sanità ha appena pubblicato un documento considerato rivoluzionario da chi si batte da anni per l’analgesia durante il travaglio.

L’Italia ha storicamente un rapporto non facile con questo trattamento farmacologico, che viene poco praticato sia per motivi organizzativi, sia perché la domanda delle donne interessate risulta essere piuttosto ridotta. Quasi che molte di loro continuino a sentirsi in colpa per voler alleviare o evitare del tutto il dolore del parto. Che invece, per l’Oms diventa un diritto, che spesso si scontra con difficoltà logistiche come, ad esempio, la mancanza di un anestesista al momento opportuno, magari perché impegnato in sala operatoria per un’emergenza.

Al fine di tutelare tutte quelle donne che vorrebbero evitare il dolore durante il parto, l’OMS ha redatto quindi il documento sul parto che, con 56 raccomandazioni, fa capire il diritto che le donne possiedono sull’utilizzo di questo trattamento.

Nel nuovo documento sono indicate, tra l’altro, le cure e i vari percorsi da poter intraprendere durante il travaglio della partoriente e le fasi che vengono immediatamente dopo la nascita del bambino. In queste linee guida non sarebbero elencati solo gli iter tipicamente medici ma anche quelli di natura psicologica, come ad esempio la possibilità di farsi assistere dal proprio compagno durante il travaglio e il parto. E’ inoltre indicato nel documento dell’Oms anche il diritto ad essere sottoposte a determinate cure, oltre ad esserci la possibilità di comunicazione tra le partorienti e gli operatori sanitari che assistono durante il suo parto.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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