Febbre Q, due casi nel vicentino della rara zoonosi
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In natura sono presenti numerose tipologie di “zoonosi”, termine che può sembrare astruso ma che indica tutte quelle malattie infettive che possono essere trasmessa dagli animali (escluso l’uomo) all’uomo (o viceversa), direttamente (contatto con la pelle, peli, uova, sangue o secrezioni) o indirettamente (tramite altri organismi vettori o ingestione di alimenti infetti).

Tra i microorganismi patogeni si trovano Toxoplasma gondii, Cryptosporidium spp., Salmonella spp., Campylobacterspp., Giardia lamblia, Rhodococcus equi, Bartonella spp., Mycobacterium marinum, Bordetella bronchiseptica, Chlamydia psittaci. Solo raramente gli animali sono direttamente fonte di infezione: solitamente i germi sono trasmessi all’uomo da acqua e cibi contaminati.

Numerose malattie zoonotiche sono trasmesse da organismi vettori che trasportano gli agenti infettivi (batteri e relative tossine, miceti, virus e parassiti) dagli animali all’uomo. Molti di questi vettori sono insetti ematofagi, i quali ingeriscono il microrganismo responsabile di una determinata zoonosi quando si nutrono del sangue di un animale o uomo infetto, per poi inocularlo in un nuovo ospite al pasto ematico successivo.

Le zoonosi possono rappresentare un rischio più serio soprattutto per persone con sistema immunitario compromesso o che si trovino in particolari condizioni, come ad esempio la gravidanza.

Le ricerche indicano che tra un terzo e la metà di tutte le malattie infettive dell’uomo ha un’origine zoonotica, ossia è trasmessa da animali. Circa il 75% delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni (come la malattia del Nilo occidentale) è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale.

Il rischio di contrarre numerose zoonosi può essere maggiore in alcune mete turistiche molto frequentate o in Paesi con standard igienici carenti. Nei Paesi industrializzati, la campilobatteriosi e la salmonellosi sono le due zoonosi più diffuse.

Molto rara, al contrario, è la febbre Q, provocata da  un virus che viene trasmesso dagli animali, pecore e bovini principalmente, ma anche gatti e cani.

L’infezione l’ultima volta era stata segnalata in provincia di Vicenza nel 2007 ma ora è comparsa con due casi nel giro di poche settimane.

Nello specifico, un uomo di 65 anni, che abita in campagna a Montegalda, è stato ricoverato all’ospedale di Vicenza per la febbre Q.

All’Istituto zooprofilattico delle Venezie di Legnaro sono tuttora in atto i test sierologici per individuare con esattezza l’origine dell’infezione e far scattare, da parte dell’Ulss 8, qualora si accertasse che il batterio responsabile della patologia sia stato effettivamente diffuso da ovini in transito nella zona, i provvedimenti previsti dalla legge, a cominciare dall’isolamento degli animali e dalle misure di profilassi.

Nelle settimane scorse, invece, un altro episodio di febbre Q era stato riscontrato al San Bortolo su un paziente sempre del Basso Vicentino che risiede in un’area rurale.

Ricordiamo che nella maggior parte dei casi, la malattia assomiglia a una normale influenza; più raramente, la febbre Q può dar luogo a gravi complicazioni e/o assumere i contorni di una patologia cronica. In quest’ultimo caso, i danni più seri possono comparire a livello del cuore.

La diagnosi è abbastanza semplice e si basa su un veloce esame del sangue. Le forme più lievi della febbre Q guariscono nel giro di un paio di settimane e senza particolari trattamenti. Le forme più severe, invece, potrebbero richiedere delle prolungate cure a base di antibiotici.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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