Giornata mondiale della Salute: l’obiettivo è la copertura sanitaria universale

Si celebra proprio oggi: è la Giornata mondiale della Salute decisa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

Copertura sanitaria universale, quel che manca alla metà della popolazione mondiale è l’obiettivo, mentre “salute per tutti” (Health for all) è lo slogan.

Tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno concordato di raggiungere la copertura sanitaria universale entro il 2030, come parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Una copertura sanitaria universale significa che tutti hanno accesso ai servizi che affrontano le cause più importanti di malattia e morte e garantisce che la qualità di questi servizi basti a migliorare la salute delle persone che li ricevono.

Il direttore generale dell’Oms, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesuscosì illustra: “La salute è un diritto umano, nessuno dovrebbe essere malato o morire a causa della povertà, o perché non può accedere a servizi sanitari di cui necessita”.

L’Oms sostiene infatti che “circa 100 milioni di persone cadono in una condizione di ‘povertà estrema’ (sotto 1,90 dollari al giorno) a causa di spese sanitarie”. E il 12% della popolazione mondiale spende il 10% del suo reddito per spese legate alla salute.

Nella Regione dell’Oms dell’Est Mediterraneo (che va dall’Egitto all’Iran e Afganhistan, Yemen e Arabia Saudita e comprende Siria, Libia, Tunisia, Emirati Aarabi Uniti e Kuwait ed altri Paesi) il 40% della spesa per la salute è pagata direttamente dai cittadini di tasca propria, con situazioni drammatiche tra i più poveri: 55,5 milioni di persone particolarmente colpite, 7,7 milioni scivolati nell’area dell’estrema povertà a causa di queste spese. In alcuni Paesi si arriva ad una spesa sanitaria del 70% tutta a carico del cittadino.

Se l’obiettivo finale, che a giudicare dai dati visti finora appare molto ambizioso, è di arrivare a coprire tutti entro il 2030, quello intermedio è di estendere entro il 2023, cioè nei prossimi cinque anni, la copertura sanitaria essenziale almeno a un altro miliardo di persone nel mondo e dimezzare a 50 milioni il numero di coloro che finiscono in povertà estrema a causa delle spese sostenute per la propria salute.

Per fortuna in 70 anni di storia di strada ne è già stata fatta parecchia. Rispetto al 1990, nel 2016 sono morti 6 milioni di bambini in meno al di sotto dei 5 anni; il vaiolo è stato debellato è manca pochissimo anche per la polio. Il morbillo, che in Italia continua a uccidere, è stato anch’esso sconfitto in molti Paesi; la stessa sorte è toccata ad altre malattie – come alcune tropicali – che nel recente passato mietevano moltissime vittime.

Parallelamente, purtroppo, si registra ancora un boom delle malattie non trasmissibili, come il cancro, il diabete e le malattie cardiache. Secondo i dati dell’OMS causano il 70 percento dei decessi a livello globale. Per questo nelle iniziative che si terranno oggi verrà dato ampio spazio a campagne di sensibilizzazione su una dieta sana, sull’attività fisica e sui regolari controlli sanitari, oltre che sul taglio di vizi estremamente dannosi come il fumo e l’abuso di alcol.

Per i singoli paesi, si tratta in primis di rivedere le priorità di spesa, fare una pianificazione dei servizi che non penalizzi le aeree rurali in favore di quelle urbane, più ricche. “Rendere i servizi sanitari veramente universali”, spiega l’Oms, “richiede un passaggio dalla progettazione di sistemi sanitari intorno a malattie e istituzioni verso servizi sanitari progettati intorno e per le persone”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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