Il Buono, il Brutto e il Cattivo, i 50 anni del capolavoro di Sergio Leone
Il Buono, il Brutto e il Cattivo, i 50 anni del capolavoro di Sergio Leone

Il 23 dicembre del 1966 usciva nelle sale cinematografiche italiane il capolavoro di Sergio Leone “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” con il quale il regista andava a chiudere la “Trilogia del Dollaro” iniziata con i film Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più.

Sono trascorsi 50 anni ma il film di Leone non ha perso un briciolo dello smalto iniziale.

Chi ha passato la mezza età lo rivede sempre con piacere, le nuove generazioni ne restano conquistate.

D’altra parte se i maggiori portali cinematografici assegnano a questa pellicola un punteggio medio di 92,4%, un motivo dovrà pur esserci.

“Il Buono, il Brutto e il Cattivo” appartiene al genere spaghetti western ma con qualcosa in più: la classe di Sergio Leone.

La storia è costruita su tre personaggi principali che non hanno nulla a che vedere con lo stereotipo dell’eroe western dei film americani.

Il western americano è identificato con John Wayne, omone burbero dal cuore d’oro.

Sempre pulito e mai con un capello fuori posto nemmeno quando da solo combatte un’orda scalmanata di indiani.

Romantico con le donne e generoso con il nemico, Wayne sembra uscire da un cartone animato: diverte ma non conquista.

I personaggi di Leone, invece, non sono eroi. Rozzi, sporchi, cinici, di romantico hanno ben poco. Sono reali, perciò credibili.

Ecco ciò che affascina del film di Leone. E non manca l’ironia. Clint Eastwood, Il Buono, in realtà è il più cattivo di tutti. Nel film, che dura circa 170 minuti, Il Buono, uccide 10 persone mentre Il Cattivo (Sentenza) solo 3.

Affiancano Eastwood (nel film “il biondo”), Lee Van Cleef (Sentenza) ed Eli Wallach (Tuco). Nel film c’è anche un cameo di Aldo Giuffré nelle vesti di un capitano dell’esercito unionista.

Tuttavia a spiccare è il personaggio di Tuco, il bandito capace di humour che solo il grande Wallach poteva interpretare. E’ lui il vero protagonista del film.

I 50 anni “Il Buono, Il Brutto e il Cattivo” sono un’ottima occasione per rivedere questo film che, come il buon brandy, invecchiando migliora.

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