Il film Arrival, dove gli alieni sono cibo per la mente

Eleonora Gitto

Il film Arrival, dove gli alieni sono cibo per la mente.

Il regista del lavoro cinematografico, Denis Villeneuve, realizza un’opera nella quale negli alieni non c’è nulla di coperto, misterioso; essi si mostrano senza pudicizie di sorta, in maniera aperta, a volte sfacciata.

Questi arrivano sulla Terra a bordo di dodici gigantesche astronavi, le quali si posizionano in altrettante parti del globo, a soli pochi metri dalla superficie del terreno.

Le navi spaziali sono inquietanti, dei lunghi gusci.

Ad affrontare gli uomini dello spazio ci sono il fisico Ian, Jeremy Renner, e la linguista Louise, Amy Adams, che metaforicamente rappresentano l’aspetto scientifico e quello filosofico della vita.

Il film è interessante, suggestivo in molti passaggi.

L’argomento trattato non è assolutamente originale, tuttavia il regista si muove con naturalezza attraverso tutta quanta la storia.

Un difetto dell’opera potrebbe essere quello di non essere stata in grado di evidenziare in maniera sufficiente l’alterità che esiste negli alieni e che li rende sponda con la quale confrontarsi, sia positivamente che negativamente.

Ma, d’altro canto, l’obiettivo del regista forse era ed è proprio quello di evidenziare un paradosso: avvicinare due razze che sono molto più vicine di quello che si possa pensare. In fondo, tutto il mondo è paese.

Arrival è nelle sale italiane già dal 17 gennaio.

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