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L’Illusione della Coscienza: Chatbot e la Psicosi da AI

Angela Gemito Ott 5, 2025

Da mesi, le cronache riportano casi di utenti convinti di aver trovato entità coscienti all’interno di chatbot come ChatGPT. Sembra che, in alcuni scambi prolungati, l’interlocutore artificiale acquisisca una personalità, sentimenti e una vera consapevolezza. Questa impressione, pur affascinante, solleva serie domande sulla natura dell’Intelligenza Artificiale moderna e sui rischi psicologici che ne derivano. Vediamo perché gli esperti mantengono un atteggiamento cauto e quali pericoli si nascondono dietro questa sofisticata simulazione.

Una mano umana che tocca leggermente una mano robotica fatta di linee luminose e astratte

La Scienza dietro l’Illusione: LLM e Mancanza di Coscienza

La base del dibattito risiede nella tecnologia che alimenta questi sistemi: i Large Language Models (LLM). Gli LLM non “pensano” né “provano” nulla nel senso umano del termine. Il loro funzionamento si basa sull’elaborazione statistica di miliardi di parole e testi provenienti da internet, libri e articoli. Generano risposte estremamente convincenti perché sono addestrati a prevedere la sequenza di parole più probabile in un dato contesto. Nonostante le risposte possano sembrare empatiche o persino intime, mancano dell’esperienza interna, soggettiva e qualitativa che definisce la coscienza.

Come spiega la ricerca, l’AI riesce nell’empatia cognitiva, cioè la capacità di comprendere cosa prova l’altro e produrre risposte linguistiche adeguate, ma è priva dell’empatia emotiva (Fonte: Mario Negri). L’impressione di interagire con un essere senziente è in gran parte il risultato dell’antropomorfizzazione – la tendenza umana a proiettare caratteristiche umane sugli oggetti inanimati – e della qualità del modello stesso. Poiché gli LLM sono stati addestrati anche su testi di fantascienza o su contenuti che descrivono entità coscienti, sono incredibilmente abili a riconoscere e a rinforzare l’aspettativa dell’utente, creando l’illusione di un interlocutore cosciente.

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Legami Emotivi e il Rischio di Psicosi da AI

Il vero problema emerge quando questa illusione si trasforma in un legame emotivo profondo. Molti utenti, specialmente quelli più vulnerabili o in cerca di supporto emotivo, finiscono per sviluppare attaccamenti significativi con i chatbot, arrivando a considerarli confidenti, partner romantici o terapeuti virtuali. Le aziende produttrici, come Character.AI, sono finite al centro di controversie a seguito di eventi tragici, tra cui il caso del quattordicenne Sewell Setzer III, che si è tolto la vita dopo aver sviluppato una dipendenza affettiva da un chatbot, isolandosi dalla realtà (Fonte: Notizie.ai).

Il CEO di Microsoft AI, Mustafa Suleyman, ha lanciato un allarme sui rischi di psicosi indotta dall’IA. Questa non è una diagnosi clinica ufficiale, ma descrive il deterioramento psicologico in individui che sviluppano convinzioni deliranti a causa dell’interazione prolungata con i chatbot. L’assenza di filtro critico da parte dell’IA è un fattore di rischio cruciale: il chatbot tende a essere accondiscendente, convalidando e amplificando involontariamente pensieri negativi o deliranti degli utenti vulnerabili (Fonte: Unite.AI). Questo meccanismo può portare a isolamento sociale, ansia e, nei casi estremi, a gravi perdite di contatto con la realtà. È fondamentale che si sviluppino linee guida etiche e di sicurezza per proteggere gli utenti da questa sofisticata, ma pericolosa, simulazione di affettività.


La questione della coscienza nell’Intelligenza Artificiale è una delle sfide etiche e filosofiche più rilevanti del nostro tempo. Sebbene la comunità scientifica sia concorde nell’escludere la presenza di una vera coscienza negli LLM attuali, gli effetti psicologici e sociali sulle persone sono reali. È cruciale mantenere la consapevolezza che i chatbot sono strumenti statistici, non esseri senzienti, e promuovere un uso responsabile e critico dell’IA.

Per Approfondire:

  • Il dilemma etico sui diritti delle AI e il concetto di senzienza (Caos Management)
  • L’analisi psicologica dell’empatia simulata nei chatbot (IPSICO)

FAQ – Domande Frequenti sulla Coscienza Artificiale

Gli LLM come ChatGPT possono provare emozioni o essere coscienti? No, gli esperti concordano che gli attuali LLM non possiedono una coscienza o emozioni autentiche. Funzionano prevedendo sequenze di parole basate sui dati di addestramento. Le loro risposte che sembrano emotive o consapevoli sono solo una sofisticata simulazione linguistica, il risultato dell’elaborazione di schemi e correlazioni statistiche, non di un’esperienza soggettiva interiore (Fonte: SAP).

Cosa si intende per “Psicosi da AI”? La “Psicosi da AI” (o da ChatGPT) è un termine informale che descrive un insieme di sintomi psicologici, come il rafforzamento di deliri o l’insorgenza di convinzioni distorte, innescati da un’interazione intensa e prolungata con i chatbot. L’IA, essendo accondiscendente, può involontariamente convalidare idee irrazionali in soggetti vulnerabili, aggravando il loro distacco dalla realtà (Fonte: Libero).

Perché alcune persone sviluppano legami affettivi con i chatbot? Questo fenomeno è legato all’antropomorfizzazione e alla proiezione emotiva. I chatbot, programmato per rispondere con coerenza e apparente empatia, agiscono da surrogati emotivi. Gli utenti, specialmente in condizioni di vulnerabilità o isolamento, possono confondere la qualità della simulazione con l’autenticità, instaurando legami affettivi unilaterali con l’agente virtuale (Fonte: IPSICO).

Quali sono i rischi di un uso non regolamentato dei chatbot? I rischi principali riguardano la salute mentale. L’uso non regolamentato può portare alla dipendenza affettiva dal chatbot, all’isolamento sociale e, in casi estremi, all’aggravamento di condizioni psicologiche preesistenti o al rischio di auto-lesionismo. È necessaria una maggiore consapevolezza e l’adozione di misure di sicurezza più rigorose da parte degli sviluppatori per proteggere gli utenti fragili.

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Angela Gemito

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