Infezioni sessualmente trasmesse boom di contagi a Napoli

VEB

Le Infezioni sessualmente trasmesse (Ist) costituiscono un vasto gruppo di malattie infettive molto diffuso in tutto il mondo, che può essere causa di sintomi acuti, infezioni croniche e gravi complicanze a lungo termine per milioni di persone ogni anno, e le cui cure assorbono ingenti risorse finanziarie.

Un tempo venivano chiamate malattie veneree, cioè di Venere, la dea dell’amore. Ora vengono spesso chiamate malattie sessualmente trasmesse, anche se in realtà il termine più corretto in medicina è, come abbiamo visto, “infezioni sessualmente trasmesse” (IST), in quanto sono causate da più di 30 fra virus, batteri, parassiti, protozoi e funghi in grado di infettare gli essere umani durante l’attività sessuale.

Gli agenti responsabili di queste infezioni si trasmettono attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (vaginale, anale, orale) per contatto con i liquidi organici infetti (sperma, secrezioni vaginali, sangue, saliva).

La maggior parte dei casi di IST è causata da 8 di questi patogeni, che danno luogo a sifilide, gonorrea, clamidia, epatite B, infezione da Trichomonas vaginalis, da Herpes simplex virus e da Papilloma virus, e infine all’Aids.

A queste si aggiunge anche la candida, o candidosi, causata da un fungo normalmente presente nell’organismo ma che, in determinate condizioni, può crescere in maniera abnorme e causare segni e sintomi fastidiosi.

Alcune ITS sono innocue, possono passare inosservate e non causare problemi. Altre hanno sintomatologie fastidiose o dolorose (forte prurito, secrezioni, escrescenze o verruche) o se non trattate adeguatamente possono portare a complicazioni anche gravi per la salute (sterilità, danni al fegato o determinati tipi di cancro).

Oggi i nostri giovani, sessualmente attivi anche molto precocemente, dovrebbero essere ben a conoscenza di tutti i rischi che si corre nel caso di rapporti non protetti, che come abbiamo visto non espongono solo a gravidanze indesiderate, eppure tantissimi non conoscono o deliberatamente ignorano ogni rischio.

In Italia, ad esempio, i giovani napoletani sembrano particolarmente incauti e i numeri parlano chiaro.

L’allarme arriva da Fabrizio Iacono, docente di urologia e andrologo dell’Azienda universitaria Federico II di Napoli, che evidenzia come negli ultimi anni si sia assistito a «un aumento esponenziale» di questi disturbi.

A favorire l’abbassamento della guardia è l’asintomaticità di molte di queste infezioni, un fatto che «aumenta il rischio di trasmissione ad altri soggetti».

«A preoccupare – aggiunge l’esperto – è il numero dei ragazzi (anche molto giovani) che hanno rapporti occasionali non protetti. In alcuni casi gli adolescenti scelgono di non usare il preservativo perché troppo costoso, ma sotto sotto c’è sempre una scarsa conoscenza del problema e dei rischi», che valgono sia per lui che per lei.

«Diverse infezioni – spiega Iacono – soprattutto quelle sostenute dalla clamidia, hanno una predilezione per le cellule delle tube. In questi casi l’infezione delle mucose può portare nel corso degli anni a sviluppare danni irreversibili alla tuba che non riesce più a svolgere il suo ruolo».

Negli uomini una delle infezioni spesso sottovalutate è quella da Hpv.

Ma certamente l’infezione più sottovalutata ed anche quella più pericolosa è l’Hiv: nonostante, come tutti sappiamo, non esiste ancora cura, a Napoli il contagio è aumentato nell’ultimo anno del 20% circa.

Da almeno 5 anni il trend delle nuove infezioni in tutta Italia non tende assolutamente a diminuire, anzi è fisso (dati Coa- Iss dicembre 2015) intorno ai 4.000 casi l’anno; quasi tutte infezioni a trasmissione sessuale ovvero l’84% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 43,2%; msm il 40,9%).

«Contro queste infezioni – conclude quindi lo specialista – la sola protezione efficace è il preservativo. È bene che i ragazzi siano più informati sui rischi che si corrono, perché un errore lo si può pagare caro. Purtroppo oggi i modelli seguiti dai giovanissimi sembrano portare in tutt’altra direzione, per questo credo molto nel ruolo di noi medici, ma anche degli insegnanti e delle famiglie. È necessario stringere un’alleanza per la salute dei nostri ragazzi».

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