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La strana richiesta di un condannato a morte

VEB Set 18, 2024

Il rituale dell’ultimo pasto per i condannati a morte ha sempre suscitato curiosità, con richieste che spaziano da banchetti opulenti a piatti semplici e carichi di simbolismo. Tra questi, uno dei casi più singolari è quello di Victor Harry Feguer, che nel 1963, di fronte alla sua esecuzione, chiese un unico pasto: una sola oliva con il nocciolo ancora intatto. Dietro questa scelta minimalista si celava un profondo significato: Feguer, secondo quanto riferito, sperava che un ulivo potesse crescere dalla sua tomba, come simbolo di pace e rinascita.

La strana richiesta di un condannato a morte
foto@pixabay

La richiesta di Feguer si distingue per la sua sobrietà rispetto alle scelte più sontuose di altri detenuti, rivelando un approccio diverso alla consapevolezza della propria fine. Mentre molti scelgono il cibo come conforto, Feguer sembrava concentrato su un gesto che lasciasse un segno simbolico e duraturo.

La sua storia inizia nel 1960, quando rapì e uccise il dottor Edward Bartels, un medico dell’Iowa. Fingendo un’emergenza medica, Feguer attirò il dottore in una trappola, con il probabile obiettivo di ottenere farmaci. Nonostante si dichiarasse innocente e accusasse un’altra persona del delitto, Feguer fu riconosciuto colpevole e condannato a morte. Persino una richiesta di clemenza al presidente John F. Kennedy fu respinta, probabilmente a causa della brutalità del crimine.

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Durante il suo periodo nel braccio della morte, Feguer fu descritto come un detenuto modello, trascorrendo le sue ultime ore in compagnia di un prete. Il 15 marzo 1963, il giorno della sua esecuzione, indossò l’abito nuovo preparato per l’occasione. Dopo la sua morte, si racconta che il nocciolo dell’oliva del suo ultimo pasto sia stato ritrovato in una delle tasche della sua tuta, confermando così il suo desiderio di piantare un simbolo di pace anche nei suoi ultimi istanti.

Anni dopo, la storia di Feguer è stata riportata all’attenzione dal fotografo Henry Hargreaves, che nel suo progetto “No Seconds” ha ricreato gli ultimi pasti di vari condannati a morte. La scelta di Feguer colpì particolarmente Hargreaves, che la descrisse come “semplice, bella e in un certo senso definitiva“.

L’immagine di quell’unica oliva su un piatto vuoto resta una potente rappresentazione degli ultimi momenti di Feguer, offrendo un contrasto netto con i pasti elaborati di altri detenuti e spingendo chiunque a riflettere su come diversi individui affrontano l’inevitabile fine.

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Tags: condannato a morte nocciolo oliva

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