L’architettura delle relazioni umane è stata, per millenni, un terreno di scontro tra dogmi religiosi, necessità sociali e codici morali. Quando parliamo di trigamia nelle religioni, ci addentriamo in un territorio complesso che va ben oltre la semplice unione tra tre persone. Si tratta di un fenomeno che interseca il diritto canonico, la sharia e le tradizioni millenarie dell’Asia e dell’Africa, sfidando la concezione occidentale moderna della coppia monogamica.
Analizzare come le diverse fedi vedono la poligamia e la trigamia significa comprendere come ogni cultura abbia cercato di bilanciare la gestione del patrimonio, la protezione della prole e la gerarchia di genere.

Il Cristianesimo e il dogma della monogamia assoluta
Nel panorama delle grandi religioni monoteiste, il Cristianesimo è quella che ha adottato la posizione più rigida e univoca. Fin dalle sue origini, la dottrina cristiana ha interpretato il legame matrimoniale come un riflesso dell’unione tra Cristo e la Chiesa: esclusivo, indissolubile e binario.
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Tuttavia, se scaviamo nei testi sacri, la situazione appare meno lineare. I patriarchi dell’Antico Testamento, come Abramo, Giacobbe e il re Salomone, praticavano apertamente la poligamia. San Giovanni Paolo II, nella sua Lettera alle Famiglie, ha spesso ribadito che l’unità del matrimonio è un valore fondamentale che risale al piano originale della Creazione, citando il passaggio della Genesi: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una carne sola”.
Oggi, la posizione della Chiesa Cattolica sulla trigamia è di totale rifiuto. Il Catechismo (punto 2387) definisce la poligamia come una grave offesa alla dignità del matrimonio e ai diritti inalienabili della donna. Eppure, esistono piccole frange, come alcuni rami del Mormonismo (Latter Day Saints) negli Stati Uniti, che storicamente hanno praticato il matrimonio plurimo, sebbene la chiesa principale abbia ufficialmente abbandonato tale pratica nel 1890 sotto pressione del governo federale.
L’Islam e il limite delle quattro mogli
Nell’Islam, il discorso cambia radicalmente. La regolamentazione della poligamia nel Corano permette a un uomo di sposare fino a quattro donne contemporaneamente. La trigamia, dunque, rientra perfettamente nel quadro legale della Sharia, a patto che vengano rispettate condizioni estremamente severe.
Il versetto chiave si trova nella Sura 4 (An-Nisa), che recita: “Se temete di non essere equi con gli orfani, sposate allora le donne che vi piacciono, due, tre o quattro; ma se temete di non essere giusti, allora una sola”. Questa clausola della “giustizia” ( ’adl ) è il cardine della questione. Un uomo che sceglie la trigamia ha l’obbligo religioso e legale di fornire lo stesso supporto economico, lo stesso tempo e lo stesso affetto a ciascuna delle sue tre mogli.
Molti studiosi moderni, come quelli dell’università Al-Azhar al Cairo, sottolineano che la poligamia nell’Islam nacque come una forma di protezione sociale per vedove e orfani in tempi di guerra. In molti paesi musulmani contemporanei, come la Tunisia o la Turchia, la pratica è stata vietata per legge, privilegiando una lettura del Corano che vede la “giustizia perfetta” tra più mogli come un obiettivo umanamente irraggiungibile.

Ebraismo: dalle origini alla riforma di Gershom
Sebbene oggi l’Ebraismo sia associato alla monogamia, per gran parte della sua storia non è stato così. La storia della poligamia nell’Ebraismo rivela che la transizione verso il matrimonio unico è stata una scelta culturale più che un divieto biblico esplicito.
Fu il rabbino Gershom ben Judah, intorno all’anno 1000 d.C., a emettere un decreto (takkanah) che proibiva la poligamia agli ebrei ashkenaziti (europei). Questo bando, inizialmente previsto per durare mille anni, è diventato la norma accettata. Tuttavia, per le comunità sefardite e mizrahi (mediorientali), la trigamia è rimasta legale molto più a lungo, poiché esse non erano soggette al decreto di Gershom. Solo con la nascita dello Stato d’Israele nel 1948 la poligamia è stata formalmente proibita per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine.
Induismo e tradizioni orientali
L’Induismo presenta un quadro variegato. Nei testi classici come il Mahabharata, si trovano esempi di poligamia (come il re Dasharatha) ma anche di poliandria (Draupadi che sposa i cinque fratelli Pandava).
Attualmente, la legge sul matrimonio indù in India (Hindu Marriage Act del 1955) proibisce rigorosamente la trigamia e la poligamia per gli induisti, i sikh, i giainisti e i buddisti. Nonostante ciò, in alcune aree rurali o in specifiche tribù dell’Himalaya, persistono tradizioni ancestrali dove il matrimonio plurimo è visto come uno strumento per mantenere l’integrità della proprietà terriera familiare.
Statistiche e dati globali sulla poligamia
Secondo una ricerca del Pew Research Center, solo il 2% della popolazione mondiale vive in famiglie poligame. La stragrande maggioranza di questi nuclei si concentra nell’Africa subsahariana, dove in nazioni come il Burkina Faso o il Mali, la trigamia è una realtà che coinvolge oltre il 30% della popolazione.
| Religione | Ammissibilità della Trigamia | Condizioni Principali |
| Cattolicesimo | No | Monogamia assoluta e indissolubile |
| Islam | Sì (max 4 mogli) | Equità finanziaria ed emotiva assoluta |
| Ebraismo | Storicamente sì, oggi no | Divieto formale dal 1000 d.C. (Ashkenaziti) |
| Induismo | No (per legge moderna) | Pratica limitata a contesti tribali |
Il punto di vista sociologico: Trigamia vs Poliamore
È essenziale distinguere tra la trigamia religiosa e il moderno poliamore. Mentre la prima è quasi sempre di stampo patriarcale (un uomo con più donne) e basata su un contratto legale o religioso, il poliamore si fonda sul consenso egualitario tra tutte le parti coinvolte, senza necessariamente seguire una gerarchia di genere o un dogma di fede.
La critica femminista spesso evidenzia come la visione religiosa della trigamia tenda a subordinare la figura femminile, rendendo la donna parte di un “harem” domestico dove il potere decisionale resta nelle mani del marito. Di contro, i sostenitori delle tradizioni difendono queste strutture come reti di solidarietà femminile e sicurezza economica in contesti di povertà estrema.
Considerazioni finali sull’evoluzione dei culti
Il mondo sta cambiando e, con esso, la percezione dei legami affettivi. Sebbene le religioni tradizionali restino ancorate ai loro testi, la pressione dei diritti civili e l’urbanizzazione stanno spingendo verso una globalizzazione della monogamia. La trigamia resta un fenomeno affascinante ma marginale, un relitto di un passato in cui il matrimonio era prima di tutto un’alleanza politica e sociale, e solo in seconda battuta un’unione spirituale.
Domande Frequenti
Cosa dice la Bibbia sulla trigamia?
L’Antico Testamento riporta numerosi esempi di uomini con tre o più mogli senza condannarli esplicitamente. Tuttavia, il Nuovo Testamento e la successiva tradizione teologica hanno interpretato il messaggio di Gesù come un ritorno alla monogamia originale. Oggi, nessuna confessione cristiana principale accetta la trigamia come forma valida di unione sacra.
In quali paesi musulmani è legale avere tre mogli?
La trigamia è legale e regolamentata in molti paesi del Golfo Persico, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, e in gran parte dell’Africa musulmana. Al contrario, nazioni come la Tunisia hanno interpretato i principi coranici in chiave moderna, abolendo la poligamia per legge già dal 1956 attraverso il Codice dello Statuto Personale.
Qual è la differenza tra trigamia e poligamia?
La poligamia è il termine generico che indica il matrimonio con più coniugi. La trigamia è il caso specifico in cui un individuo contrae matrimonio con tre persone diverse. In ambito religioso, è quasi sempre riferita alla poliginia, ovvero un uomo che sposa tre donne, poiché la poliandria è estremamente rara nei testi sacri.
Come viene punita la trigamia in Italia?
Nel sistema giuridico italiano, la bigamia (e di conseguenza la trigamia) è un reato punito dall’articolo 556 del Codice Penale. Chiunque, essendo legato da un matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, rischia la reclusione da uno a cinque anni. La legge riconosce solo l’unione monogamica tra due persone.
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