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Lavori che nessuno vuole fare in Italia

Angela Gemito Ott 20, 2025

L’Italia si trova di fronte a un paradosso occupazionale che merita attenzione: mentre la disoccupazione, soprattutto giovanile, rimane un tema caldo, in parallelo migliaia di posizioni lavorative restano sistematicamente scoperte. Non si tratta di mancanza di lavoro in senso assoluto, ma di una chiara disaffezione verso categorie specifiche di professioni, spesso percepite come meno attraenti, troppo faticose o con orari poco conciliabili con la vita privata. Questo fenomeno è un vero e proprio freno per settori vitali dell’economia nazionale, dal Made in Italy artigianale alla sanità, passando per l’edilizia e la logistica.

Lavori che nessuno vuole fare in Italia

Mestieri “Dimenticati”: Il Cuore del Problema

Il problema è particolarmente evidente nei cosiddetti “mestieri dimenticati” o, come li chiamavano alcuni studi dei Consulenti del Lavoro, i “posti in piedi”, che implicano un lavoro prevalentemente manuale e fisico. Figure professionali che un tempo erano il pilastro del tessuto produttivo italiano oggi sono difficilissime da reperire. Un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ad esempio, evidenziava già anni fa la carenza in professioni come panettiere, falegname e sarto.

  • Panettieri e Pasticceri: Il lavoro notturno o all’alba è il principale deterrente. Nonostante la tradizione e le prospettive di avviare un’attività in proprio, i dati mostrano che la difficoltà di reperimento per queste figure può superare il 30-40% delle posizioni aperte (Fonte: Confartigianato/Fondazione Studi Consulenti del Lavoro).
  • Artigiani del “Made in Italy”: Sarti, modellisti, tappezzieri, fabbri. Questi mestieri, fondamentali per la qualità del prodotto italiano, non attraggono i giovani. C’è un problema di trasmissione del sapere artigianale che sta scomparendo.
  • Edilizia e Manutenzione: La carenza è drammatica. Carpentieri, saldatori, installatori di infissi, gruisti sono figure sempre più introvabili. Confartigianato e Unioncamere riportano che in alcuni settori, come le costruzioni e la metalmeccanica, la difficoltà di reperimento di operai specializzati supera il 50% in alcune regioni del Nord-Est (Fonte: Benessere Economico). La percezione di un lavoro faticoso, rischioso e la mancanza di formazione tecnica adeguata contribuiscono a questo gap.

L’Emergenza nei Servizi Essenziali e nella Logistica

La carenza non si limita all’artigianato. Settori chiave per la quotidianità e per la crescita economica faticano a trovare personale.

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  1. Sanità e Assistenza: Infermieri, Operatori Socio-Sanitari (OSS) e medici specialisti sono figure cronicamente in deficit. Gli orari su turni, la responsabilità elevata e, in alcuni contesti, retribuzioni non sempre competitive con l’estero, rendono queste professioni difficili da coprire.
  2. Ristorazione e Turismo: Il settore, che vive di stagionalità e richiede grande flessibilità, è in costante affanno. Baristi, camerieri e cuochi sono tra le figure più richieste ma anche tra le più difficili da trovare, a causa degli orari serali/festivi e della percezione di un lavoro spesso sottopagato o con contratti precari. Il tasso di posti vacanti nelle attività di alloggio e ristorazione è tra i più alti (fino al 3,9% in base ai dati EURES/ISTAT più recenti).
  3. Trasporti e Logistica: La figura dell’Autista di mezzi pesanti è cruciale ma introvabile. L’invecchiamento della forza lavoro e i costi elevati per ottenere le patenti necessarie sono due cause principali di questa carenza.

Le Vere Cause del Disallineamento

Non si tratta solo di lavori faticosi o poco pagati. Le motivazioni sono complesse e si intrecciano con cambiamenti socio-culturali e strutturali:

  • Disallineamento Formativo: Una delle cause più citate dai rapporti (es. Rapporto Excelsior) è il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dal sistema educativo. Molti giovani scelgono percorsi accademici generalisti, scartando a priori l’istruzione tecnico-professionale che, invece, forma proprio quelle figure specializzate introvabili. Come afferma il Centro Studi di Distretto Italia (Elis), il 75% delle offerte di lavoro riguarda professioni tecniche e operative, ma quasi la metà degli studenti le scarta.
  • Bassa Attrattività e Immagine: Molti di questi lavori sono gravati da uno stigma sociale. Vengono percepiti come “seconda scelta” rispetto ai lavori d’ufficio o quelli digitali. Manca una narrazione che valorizzi il know-how e la potenziale indipendenza economica che questi mestieri possono offrire.
  • Condizioni di Lavoro e Retribuzione: Sebbene molti lavori specializzati come saldatori o falegnami esperti possano assicurare ottimi guadagni, in molti altri casi (come ristorazione o servizi di base), il problema risiede in un’offerta contrattuale che non compensa la fatica e la non-flessibilità degli orari.

La Soluzione: Un Cambiamento Culturale e Strutturale

Per colmare il gap dei lavori che nessuno vuole fare in Italia, è necessario un doppio intervento.

Da un lato, urge una rivalutazione culturale di queste professioni. Si deve comunicare il vero potenziale economico e l’importanza strategica, ad esempio, di un tecnico della meccanica o di un operatore socio-sanitario. Dall’altro, servono investimenti mirati nella formazione professionale, collegando in modo più efficace scuole e aziende. Un esempio positivo è l’aumento delle assunzioni previste per tecnici informatici e sviluppatori, settori in cui la domanda non è ancora completamente soddisfatta ma che godono di una maggiore attrattiva giovanile.

Finché la domanda di operai specializzati, artigiani e tecnici continuerà a superare l’offerta in modo così marcato, il paradosso dei “posti vacanti” resterà una zavorra per la competitività italiana. È il momento di investire in quei mestieri che garantiscono un futuro lavorativo solido e che, se valorizzati correttamente, possono diventare la prima scelta, non l’ultima.


FAQ – Domande Frequenti sui Lavori Introvabili

Perché ci sono lavori che le aziende faticano a coprire in Italia?

La difficoltà nasce da un disallineamento tra domanda e offerta. Molti lavori che nessuno vuole fare in Italia sono manuali o tecnici (es. falegnami, saldatori, OSS), che richiedono sforzo fisico, orari difficili o una formazione specifica spesso non scelta dai giovani. A questo si aggiunge una scarsa attrattività culturale e, in certi casi, retribuzioni non adeguate alla fatica richiesta.

Quali sono i settori con la maggiore carenza di manodopera specializzata?

I settori più in affanno sono l’edilizia (carpenteria, impiantistica), l’artigianato (panificazione, sartoria, falegnameria), la sanità (infermieri, OSS) e il turismo/ristorazione (cuochi, camerieri). Molte di queste figure rientrano nell’ambito di operai specializzati la cui richiesta supera di gran lunga la disponibilità effettiva sul mercato.

I lavori “snobbati” offrono stipendi bassi?

Non sempre. Molte figure artigianali e di operai specializzati, come saldatori certificati o tecnici di macchine CNC, possono raggiungere retribuzioni elevate e la possibilità di mettersi in proprio con ottimi guadagni. I problemi di stipendio sono più diffusi nel settore della ristorazione e nei servizi di base, dove spesso i contratti non compensano la flessibilità e gli orari impegnativi.

Cosa si può fare per rendere questi lavori più interessanti per i giovani?

È fondamentale intervenire sulla formazione, potenziando gli istituti tecnici e professionali in linea con le esigenze delle imprese. Parallelamente, è necessario un cambiamento culturale che valorizzi il know-how tecnico e le opportunità di carriera e di autonomia offerte da questi mestieri, spesso legati al cuore del “Made in Italy”.

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Angela Gemito

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Tags: lavoro

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