Api: riescono a capire il nulla e lo zero
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Cosa significherebbe se le api potessero comprendere il concetto del “nulla”? Eppure questo è quello che gli scienziati hanno riportato sulla rivista Science, le api avevano, che hanno già dimostrato di poter contare, ora, avrebbero dimostrato a tutti gli effetti di comprendere l’assenza di cose, come una quantità numerica nulla ad esempio lo zero, questo è un grande salto, se si pensa che alcune civiltà nel passato hanno avuto problemi con l’idea di zero o nulla. Gli unici animali che hanno superato le api sono i primati e una tipologia di uccello (pappagallo africano) che riconosceva non solo le parole, ma anche i numeri.

Le api, insetti sociali, apparvero sulla Terra molto prima dell’uomo: almeno 50 milioni di anni fa, come documentano i reperti fossili di Bolca. Alcuni pezzi di ambra fossile, contenenti api da miele, ritrovati sul litorale del Mar Baltico, risalgono a 40 milioni di anni fa.

Questo piccolo e operoso insetto predilige gli habitat europei con diversificate piante da fiore come i prati, le aree boschive aperte e i giardini, ma ha colonizzato i luoghi più disparati fra cui le foreste pluviali e la savana tropicale. Per prosperare, però, le api necessitano di una cavità in cui costruire il nido, per esempio all’interno di un tronco.

L’ape domestica probabilmente è l’insetto più studiato del mondo e moltissimo è stato scritto sulla complessa struttura sociale in cui è diviso l’alveare e che prevede l’esistenza di 3 caste: la regina, l’unica in grado di riprodursi arrivando a deporre fino a 1000 uova al giorno; i maschi, detti “fuchi”, che sono presenti solo in primavera in qualche centinaia di individui e hanno l’esclusivo compito di fecondare le uova; le operaie, femmine sterili che svolgono tutte le mansioni necessarie alla salute dell’alveare.

Un aspetto sbalorditivo del comportamento delle api è la capacità delle operaie di comunicare alle compagne l’esatta ubicazione di una nuova fonte di cibo attraverso una particolare “danza” ed attraverso i segnali chimici, come i feromoni.

L’ape inoltre è l’unica specie oltre l’uomo capace di avere sia una visione d’insieme dell’ambiente circostante, sia di distinguere i dettagli. Una ricerca guidata dall’Università di Tecnologia (Rmit) di Melbourne, in Australia, dimostra che l’umile ape può vedere, come si suol dire, sia la foresta che gli alberi – un’abilità di cui non si possono vantare nemmeno i primati.

Ed ora, alle tante abilità che questi esseri meravigliosi e complessi possiedono, se ne aggiunge un’altra: anche le api infatti entrano a far parte del club molto esclusivo di animali che sanno cos’è lo zero, insieme a delfini, pappagalli, scimpanzé e bambini in età prescolare: si tratta di una scoperta sorprendente, considerata la complessità del concetto matematico astratto del nulla, e apre a nuovi e più semplici approcci per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, è stato coordinato dall’Università di Melbourne in Australia (Rmit), in collaborazione con l’Università francese di Tolosa.

Per testare gli insetti, diversi ricercatori provenienti dall’Australia e dalla Francia hanno addestrato due gruppi di api. Su uno schermo rotante, gli scienziati hanno inserito coppie di lettere bianche stampate con due, tre, quattro o cinque figure geometriche nere, come le carte.

In un gruppo, le api hanno ricevuto una dolce ricompensa appollaiandosi sulle carte con il maggior numero di figure. Nell’altro, la ricompensa era associata al valore più basso.

Quando gli animali hanno appreso le regole del gioco, gli scienziati hanno introdotto due nuovi elementi: la carta vuota (zero) e la carta di una singola figura geometrica (uno). Le api addestrate a cercare i valori più piccoli sono stati in grado di estrapolare la regola e volare verso la carta vuota invece della carta con la figura.

“Lo studio in questione è importante”, spiega a Repubblica Giorgio Vallortigara, professore di neuroscienze al Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento e autore di diversi studi sulla cognizione animale, “perché mostra per la prima volta che anche le api, oltre ad alcuni vertebrati, sono in grado di comprendere il concetto di zero come numero approssimato. Cosa che, in linea di principio, non era facile dimostrare: in prima istanza si potrebbe pensare, infatti, che le api e gli altri animali distinguano semplicemente tra ‘riquadro vuoto’ e ‘riquadro con forme'”.

In realtà, continua l’esperto, le cose non stanno così: “A farci capire che le api sono in grado di comprendere quantitativamente il concetto di zero o di insieme vuoto è il cosiddetto effetto distanza: il tempo di reazione nel ‘riconoscere’ lo zero è tanto minore quanto più grande è l’altro numero con cui lo si confronta”. Il che vuol dire che effettivamente le api (così come gli esseri umani) sono in grado di capire che lo zero è “più vicino” all’uno che non al cinque.

La scoperta comunque solleva non poche domande su come una specie così diversa e lontana dagli esseri umani, con meno di un milione di neuroni a confronto degli 86 miliardi del cervello umano, possa condividere un’abilità così complicata, dato che lo zero è un concetto molto difficile anche per i bambini più piccoli.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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