Leucemia, a favorire la LLA sarebbe anche l’eccessiva igiene nei bambini
Leucemia fulminante potrebbe aver causato la morte di un bimbo

La Leucemia Linfoblastica Acuta (LLA) è un tumore maligno relativamente raro.

La malattia deriva dalla proliferazione maligna delle cellule linfoidi, che vengono bloccate in uno stadio precoce della differenziazione. La LLA rappresenta il 75 per cento di tutti i casi di leucemia infantile e in Europa vengono diagnosticati circa 5.000 casi infantili all’anno, con un picco di incidenza tra i 2 e i 5 anni di vita.

I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese nei confronti dei microorganismi o delle cellule tumorali. Si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare.

Nella LLA un linfocita B o T va incontro a una trasformazione tumorale: i processi di maturazione che portano al linfocita “adulto” si bloccano e la cellula comincia a riprodursi più velocemente invadendo il sangue e raggiungendo anche i linfonodi, la milza, il fegato e il sistema nervoso centrale.

Sono pochi i fattori di rischio noti per la LLA. Tra quelli ambientali si possono citare l’esposizione a radiazioni (anche per cure mediche come la radioterapia) e a certe sostanze chimiche come il benzene, utilizzato nelle raffinerie e nelle industrie chimiche e contenuto per esempio in alcuni pesticidi e nel fumo di sigaretta.

Tra i fattori non modificabili, l’età pediatrica e il sesso maschile aumentano il rischio. Non ci sono invece prove che la malattia sia trasmissibile per via ereditaria, anche se il rischio aumenta in caso di un fratello gemello identico affetto da LLA e in seguito ad alcune sindromi ereditarie legate ad anomalie genetiche.

Ma una recentissima ricerca ha messo in evidenza un fattore di rischio assolutamente impensabile.

“La maggior parte dei casi di leucemia infantile è probabilmente prevenibile evitando che i bambini, nel primo anno di vita, siano eccessivamente protetti dal punto di vista igienico”: questo è quanto afferma uno studio britannico condotto da Mel Greaves, dell’Institute of Cancer Research di Londra, secondo cui bisognerebbe al contrario favorire il contatto del bebè con gli altri in modo da stimolare correttamente lo sviluppo del sistema immunitario.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Reviews Cancer, ha preso in esame la leucemia linfoblastica acuta, che colpisce un bimbo ogni 2000, evidenziando un legame diretto tra l’eccessiva igiene e il rischio di malattia.

Greaves ha però sottolineato che i genitori di un bimbo ammalato di leucemia “non devono in alcun modo sentirsi colpevoli della sua malattia”.

“Ho trascorso più di 40 anni a studiare la leucemia infantile e in questo lasso di tempo ci sono stati enormi progressi nella nostra comprensione della sua biologia e del suo trattamento – così oggi circa il 90 percento dei casi guarisce”, ha sottolineato il professor Greaves. “Ma mi ha sempre colpito il fatto che mancasse qualcosa di importante – ha proseguito lo studioso -, che ci fosse una lacuna nelle nostre conoscenze: perché o come i bambini altrimenti sani sviluppano la leucemia e se questo cancro sia prevenibile”.

L’eccessiva igiene, tuttavia, rappresenterebbe soltanto uno dei tre fattori concatenati alla base del cancro; il primo è una specifica mutazione genetica che avviene durante lo sviluppo uterino, mentre la ‘goccia che fa traboccare il vaso’ è un’infezione che colpisce dopo il primo di anno di vita trascorso in un ambiente troppo pulito. In parole semplici, l’igiene esasperata impedirebbe al sistema immunitario di svilupparsi a dovere, e se si palesano le altre due condizioni c’è il concreto rischio che il bambino si ammali.

Per supportare ulteriormente la sua tesi, lo scienziato ha citato ad esempio il fatto che la malattia è più frequente tra i bambini delle società ricche e che è meno frequente tra i piccoli che vanno al nido e hanno fratelli grandi che li espongono ai germi.

Sulla base dei risultati ottenuti, l’esperti quindi desidera incoraggiare i genitori a favorire il contatto sociale dei figli piccoli con gli altri bambini – in particolar modo con quelli più grandi – e di essere meno scrupolosi.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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