Manetti Bros. portano Napoli a Venezia con “Ammore e Malavita”

Poche volte, come quest’anno, a Venezia i grandi favoriti stanno deludendo le aspettative di pubblico e critica, a tutto vantaggio però di pellicole, presentate in sordina, che invece hanno stupito positivamente.

“Ammore e malavita”, il film dei fratelli Manetti in concorso alla Mostra di Venezia e dal 5 ottobre al cinema è stato infatti accolto da applausi ed entusiasmo: nemmeno gli stessi registi potevano credere ai loro occhi dinanzi ad un’accoglienza così calorosa.

Un musical noir, con momenti comici in cui si ride di gusto, che vede come protagonisti Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso.

La storia si svolge interamente a Napoli: Ciro è un temuto killer. Con Rosario è una delle due «tigri» al servizio di don Vincenzo, ‘o re d’o pesce, e della sua astuta moglie, donna Maria. Fatima è una sognatrice, una giovane infermiera. Due mondi in apparenza distanti ma destinati a incontrarsi.

Il musical racconta quindi il dilemma tra amore e malavita, cui si trova di fronte un killer di camorra quando si rende conto che la persona che è chiamato ad uccidere è in realtà il suo grande amore dell’adolescenza mai dimenticato.

«Napoli è malavita e tanti problemi ma anche una città viva di arte, cinema, teatro, musica. È la capitale italiana della cultura – dicono i Manetti – fervida di talenti come anche qui a Venezia si vede, ad esempio con l’animazione di Gatta Cenerentola. Volevamo prendere le distanze, scherzare, sul “gomorrismo” che ha generato la mostruosità per cui in una città come Napoli, le vele di Scampia stanno come il Colosseo a Roma e la Torre Eiffel a Parigi».

Un vero e proprio omaggio alla propria città: “E la città più magica d’Italia, più colta d’Italia, una città dove entri e ti ispiri. Questo film non parla di Napoli, si immerge dentro Napoli, e tutto quello che succede potrebbe succedere solo lì”.

Per quanto riguarda le fonti di ispirazione del film i registi hanno citato Grease come esempio perfetto in cui esiste un equilibrio tra musica e parole, senza dimenticare l’importanza dei numeri danzati.

Rispondendo a una domanda dei giornalisti Marco ha poi aggiunto ironico: “Sì, il balletto dei morti in spiaggia potrebbe essere realmente la risposta napoletana a Thriller di Michael Jackson“.

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