Marracash e Gué Pequeno: Il rap è musica seria
Marracash e Gue Pequeno sdoganano il rap come musica seria

Fino a una manciata di anni fa, il rap in Italia era poco più che un genere di nicchia, una tipologia di musica non appartenente alla nostra cultura e alla nostra storia, un genere scimmiottato male da ragazzini alle prime armi, prima di passare a musica più “seria”.

Anche grazie ad alcuni apripista che sono diventati dei personaggi davvero forti, soprattutto per quanto riguarda le vendite e la presa sul pubblico, oggi il rap sta guadagnando i suoi spazi, e nuovi artisti talentuosi si stanno affacciando sulla scena.

Marracash e Gué Pequeno ad esempio sono per la terza settimana consecutiva al primo posto della classifica con il loro “Santeria”, e per questo sono stati scelti come protagonisti della cover story del nuovo numero di Rolling Stone.

Su Rolling Stone i due cantanti mettono ben in chiaro cosa li distingue e giudicano il rap argomento serissimo: “Noi abbiamo iniziato a suonare in un’epoca in cui non c’era neppure il sogno di farci i soldi con il rap, e il rap dovevi amarlo fino al midollo, con tutto te stesso” racconta Marra, “Gente come Fabri Fibra, gli ex Co’Sang, si vivono la musica con una visceralità, con una sofferenza che i ragazzi di oggi non hanno. La maggior parte di loro pensa solo ai soldi. Io, quando facevo musica, volevo essere libero. Alla musica chiedevo di liberarmi dal lavoro. Avevo anche la smania di far soldi, chiaro, di prendermi una rivincita sulla scuola, sul quartiere, sui miei. Ma non volevo essere Laura Pausini. Invece questi sono disposti ad assoggettarsi pur di essere famosi. Sono passati per le nostre etichette indipendenti, per i nostri featuring. Li abbiamo cresciuti noi”.

Il rap è una cosa seria, un patrimonio culturale, ha una storia, come il rock, ci fanno i film, ci sono i libri di Jay-Z, Jay-Z che va al Moma” dice Gué e Marra aggiunge: “Per noi, qualche anno fa, c’è stata l’esigenza di mettere un piede dentro ’sta merda di musica italiana, da cui eravamo banditi. Così, siamo stati anche i primi a dover fare dei pezzi “passabili”. Io sono stato uno dei primi a collaborare con una uscita dai talent, Giusy Ferreri. I Club Dogo avevano fatto Pes e Fibra Tranne te. Insomma, c’era stato un tentativo di legittimare questa musica, e di portare la musica italiana nell’hip hop. Questi nuovi ragazzini, invece, fanno solo dei pezzi pop con un paio di rime sopra. Di hip hop non c’è niente. Il giornalista italiano medio coglie le differenze tra Manuel Agnelli e i Finley, ma non è altrettanto attento con l’hip hop”.

Marracash e Gué Pequeno con il loro nuovo album hanno trovato un giusto connubio che riesce ad unire i puristi rap con gli appassionati di musica italiana, e sicuramente vale la pena ascoltarlo fino in fondo.

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