Morte di Charlie Card, Eugenia Roccella parla di eutanasia di Stato
Morte di Charlie Card, Eugenia Roccella parla di eutanasia di Stato

Eugenia Roccella dice che Charlie Gard è morto per eutanasia di Stato.

Ormai se ne sentono di tutti i colori. Tutti sono diventati medici e sparano a destra e a manca sentenze forti di certezze che purtroppo noi non abbiamo.

Il problema di Charlie Gard, a un certo punto, non è più consistito nella letale malattia degenerativa che di lì a poco lo avrebbe comunque portato alla morte; o nella sua sofferenza, o nel fatto che fosse ormai precipitato in una veloce spirale senza ritorno.

Il problema è, alla fin fine, e qualcuno dovrà pure dirlo con chiarezza, che valgono ancora, nel 2017, i postumi di quell’aberrazione mentale che ci trasciniamo appresso da secoli, anzi, da millenni, per cui è Dio che dona la vita e solo a lui spetta riprenderla.

Come se Dio stesso avesse cura di mettere un catetere o attaccare la spina, e lui stesso decidesse di levare i tubi dal naso.

C’è chi si è spinto a dire che non c’erano danni cerebrali, e quindi Charlie andava tenuto in vita. In vita?

Quale vita? Quella di un corpicino che si stava sciogliendo irreversibilmente, che non poteva vedere, sentire, mangiare normalmente, bere normalmente, sedato per non farlo soffrire di più, e quindi completamente incosciente?

E’ questa la vita? La vita che vogliono gli uomini? La vita che vorrebbe un dio, sempre che ne esista uno? Aspettare un’ulteriore operazione invasiva come una tracheotomia su quel corpicino già martoriato da mille operazioni invasive? E’ ciò che vorrebbe un dio, un qualsiasi dio?

In verità nessun dio potrebbe voler questo; lo possono solo gli uomini, solo alcuni uomini che ancora non hanno capito appieno la differenza fra l’amore di se stessi, e quindi l’egoismo, e dall’altra parte l’amore vero, quello per Charlie, la scelta migliore.

Non una scelta di convenienza per un dio o per gli uomini stessi. La scelta è e doveva essere quella della ragione, e così è stato.

In questo caso la ragione ha coinciso perfettamente con un atto d’amore. Staccare la spina è stato questo, nulla di meno e nulla di più.

Nessuna eutanasia di Stato, signora Eugenia Roccella. Ciò che ha dichiarato appartiene solo a Lei, alla sua visione asfittica e monodirezionale della vita.

Non si mantiene in vita-non vita una persona per far piacere a un dio o a chi crede fideisticamente che l’applicazione di canoni ultraterreni possa avere la prevalenza sul concetto di umanità.

In questo caso, lo ripetiamo e lo sottolineiamo, staccare la spina si chiama amore e non altro.

1 comment
  1. sig. Angelo, insieme a quei miliardi di persone di cui Lei parla, vi sono anche quelli che, sempre in nome di un Dio, anche se non il suo, seminano morte e distruzione, e c’erano (e sottolineo “c’erano”) anche quelli che, sempre per il loro Dio, la terra, la natura, gli animali erano sacri e intoccabili, ma in nome del Dio di qualcun’altro, forse questa volta il suo, sono stati sterminati… quale Dio ha ragione? il suo? il mio? il loro?….
    Non ci accorgiamo di quanto sia labile il confine tra fanatismo e religione, tra ragione e pazzia in nome di qualcosa o qualcuno. L’uomo e non Dio è capace di commettere gli atti più infami ma anche, sempre l’uomo e non Dio, di prestare la propria mente e il proprio corpo per gli altri.
    Quindi non si avvalga della “quantità” per avvalorare la sua tesi. Nessuno si appropria della parola amore, ma qualcuno quella parola la usa. Ancora. Anche e nonostante qualsiasi Dio.

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