Nanotecnologie: i sensori ultrapiccoli per individuare i tumori

Eleonora Gitto

Nanotecnologie: i sensori ultrapiccoli per individuare i tumori.

Ogni tanto bisognerebbe ricordarsi di fare qualche monumento in più a Galileo Galilei. Perché con lui, e forse anche con Newton più tardi, è nata la scienza come la intendiamo oggi. Osservazione, accuratezza, analisi, metodo, sperimentazione, prova.

Il ragazzo si è piazzato lì, fra lo stupore di molti e la contrarietà dei più, e col suo piccolo telescopio sperimentale, ha traghettato l’umanità dall’oscurantismo medievale e postmedievale, verso la curiosità di sapere come funziona il mondo e, più in generale, l’universo.

Nasce tutto da là, da quel mirabile inizio del milleseicento dove la ragione ha cominciato ad avere la prevalenza sul pregiudizio.

E se non ci fosse stato lui, probabilmente chissà quanto tempo sarebbe passato prima che ci si potesse rendere conto di quanto l’uomo non fosse unico, ma semplicemente bello, meraviglioso.

Se non ci fosse stato lui, probabilmente chissà se e quando si sarebbero sviluppate le nanotecnologie, quelle che servono ai individuare i tumori anche allo stadio iniziale.

La medicina, la scienza, la tecnologia applicata alla sanità e alle cure. Quanto di più importante l’uomo possa aver sviluppato a difesa di se stesso.

Così, su questa falsa riga, nell’anno del Signore 2017, all’Università Padova hanno deciso di dare ulteriore impulso a certi studi sui sensori che consentono di ottenere una diagnosi molto precoce dei tumori.

La ricerca è stata pubblicata recentemente sulla nuova rivista scientifica internazionale Chem.

Stiamo parlando di sensori deputati all’individuazione dei tumori e la riconoscimento di sostanze tossiche nel sangue. Si tratta di nanoparticelle artificiali delle dimensioni di un milionesimo di millimetro.

Questi oggetti infinitesimali sono fatti da un nucleo centrale di atomi d’oro, al quale vengono abbinate alcune molecole.

Le molecole servono a individuare le sostanze con le quali entrano in contatto. Il coordinatore della ricerca, il dottor Marco De Vivo, dell’Università di Padova, spiega: “L’obiettivo è di creare delle particelle ingegnerizzate utili a riconoscere specifiche sostanze di interesse, come fanno le proteine in natura”.

Dagli studi effettuati risulta con una certa chiarezza che le nanoparticelle assumono sembianze e strutture diverse in funzione delle molecole che vengono a ricoprirle. In questa maniera può avvenire il riconoscimento di una sostanza presente o di un’altra.

Ovviamente siamo solo alla fase della sperimentazione, ma non c’è dubbio che questa delle nanotecnologie è la strada scientifica più utile da battersi nei prossimi anni per la diagnosi di certe malattie, poiché quasi totalmente non invasiva.

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