Nel 2018 cellule staminali saranno testate sull’uomo

Dopo il caso “Stamina” con Vannoni condannato per frode, dopo aver dato speranze infondate alle famiglie dei suoi giovanissimi pazienti, per molti è difficile credere nella validità scientifica dell’uso delle cellule staminali per la cura di patologie anche rare, ma si sa la scienza non si ferma mai ed è pronta a tentare ancora questa strada.

I ricercatori di Europa e Stati Uniti riuniti a Roma, in Senato, nel convegno sulle terapie con cellule staminali per le malattie neurodegenerative organizzato da Elena Cattaneo, senatrice e direttrice del Laboratorio cellule staminali dell’università di Milano, hanno infatti deciso che la ricerca internazionale sulle cellule staminali è ormai matura da fissare nel 2018 la data dei primi test sull’uomo basati su tecniche omogenee.

Il banco di prova dei test sull’uomo del 2018 sarà il morbo di Parkinson, sul quale la sperimentazione con le staminali è cominciata nel 1987 e pubblicata per la prima volta nel 1990. «Sarà un’apripista e se i risultati saranno positivi ci saranno le basi per andare avanti su molte altre malattie neurologiche, come corea di Huntington, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica (Sla)», ha rilevato Cattaneo, senatrice e direttrice del Laboratorio cellule staminali dell’università di Milano.

“Ci troviamo a tirare le fila di una storia cominciata 25 anni fa, quando in Svezia cellule prelevate da feti abortiti sono state trapiantate nel cervello di persone con il morbo di Parkinson”, ha spiegato Elena Cattaneo. Da allora hanno ricevuto questo trapianto 200 pazienti, cinque dei quali hanno avuto ottimi risultati. “E’ stato un inizio pionieristico, ma che ci ha rivelato una possibilità concreta”, ha detto al convegno lo stesso autore di quei primi trapianti, Anders Bjorklund, dell’università di Lund.

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