Overdose di morfina al neonato “rognoso”, arrestata l’infermiera di Verona
Overdose di morfina al neonato “rognoso”, arrestata l’infermiera di Verona

E’ stata arrestata dalla Polizia di Verona l’infermiera “killer” che per far smettere di piangere un neonato “rognoso”, così lo aveva definito, ha pensato che poteva “addormentarlo” per sempre con una overdose di morfina.

Non sono state trovate prescrizioni mediche e, soprattutto, non c’era alcuna necessità terapeutica, eppure la “zelante” infermiera in servizio presso l’Ospedale Civile di Verona, ha somministrato lo stesso la morfina a un neonato rischiando di ucciderlo. Il piccolo è andato ripetutamente in arresto respiratorio. Per fortuna ora è fuori pericolo.

Il fattaccio è successo la notte tra il 19 e il 20 marzo 2017. Il piccolo era stato ricoverato ma stava bene, tanto che le sue dimissioni erano state fissate proprio per il giorno 20. Ma subito dopo la mezzanotte il neonato ha iniziato ad avere crisi respiratorie ed è stato trasportato d’urgenza nel reparto di terapia intensiva.

Qui sono iniziate le manovre di rianimazione. Visto che la situazione era disperata l’infermiera, grazie a quel briciolo di coscienza che con molta fatica è riuscito a bucare il muro di cinismo che alberga nell’animo della donna 43enne, ha ordinato a una collega di somministrare al piccolo una dose massiccia di un farmaco antagonista degli oppiacei. Il neonato si è subito ripreso.

La donna, che incredibilmente ha anche dei figli, si era lamentata del bambino con le colleghe definendolo “rognoso” perché piangeva troppo.

A quanto pare, però, il piccolo che per fortuna si è salvato, non è la sola vittima dell’infermiera: la killer avrebbe confidato alle colleghe che “per mettere tranquilli i neonati” non c’era nulla di male, e di pericoloso, a somministrare loro, anche senza prescrizione, morfina e benzodeazepina per via orale o nasale.

Dagli accertamenti medici è stato accertato che la crisi respiratoria che a messo a rischio la vita del neonato, è stata causata dall’assunzione di una dose massiccia di morfina, avvenuta poche ore prima della crisi stessa. Secondo gli investigatori è impossibile che possa essersi trattato di un errore, poiché la morfina è somministrata ai neonati per via endovenosa e non orale o nasale.

L’infermiera ovviamente non ha confessato il suo delitto. A far sospettare di lei sono state proprio le sue bugie. Durante l’indagine interna avviata dall’ASL, infatti, la donna aveva dichiarato di non ricordare chi avesse ordinato la somministrazione del farmaco antagonista agli oppiacei.

Invece, tutte le testimonianze hanno concordato che è stata lei, con una sua collega, ad aver accudito il bambino nelle prime ore di crisi acuta, e che è stata sempre lei a ordinare con eccessiva sicurezza, andando a colpo sicuro, la somministrazione del farmaco anti-morfina.

 

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