Padova, le strutture ospedaliere negano l’aborto
Padova, le strutture ospedaliere negano l'aborto

A Padova una signora prova ad abortire, ma le strutture ospedaliere la rifiutano

Sembra che le cose vadano peggiorando in tema di certi diritti civili, e soprattutto in tema di aborto.

La maggioranza dei medici ginecologi, come noto, pratica l’obiezione di coscienza.

Ma i medici, quando intervengono o dovrebbero intervenire, svolgono un servizio pubblico derivante da una legge.

E’ possibile che rifiutarsi di svolgere un servizio pubblico non sia un reato?

La 41enne di Padova ha contattato ben 23 ospedali, e da tutti è stata respinta.

Poi è riuscita ad ottenere l’interruzione di gravidanza in un nosocomio che si è mostrato disponibile.

Ma più che un diritto, l’aborto sembra sia diventato una graziosa concessione.

E infatti Giulia, nome di fantasia, libero-professionista padovana e protagonista di questa bruttissima esperienza, denuncia: “Mi domando che senso abbia promuovere una legge per dare diritto di scelta e poi non si mette nessuno nelle condizioni di farlo. Lo trovo offensivo, inutilmente doloroso. Una struttura pubblica doveva darmi garanzia dell’applicazione della normativa”.

Queste sono le cose raccontate dalla signora al Gazzettino di Padova. Giulia ha poi avuto l’aiuto e il conforto da parte della CGIL, che l’ha indirizzata in una struttura adeguata. Sono state disposte nel frattempo delle verifiche che stanno compiendo i Nas.

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