Palermo, uomo di 38 anni morto per errore del medico

Più che di malasanità, stavolta si tratta di un tragico e dolorosissimo errore umano: lo ha ammesso lo stesso chirurgo, anche se questa non può considerarsi certo una sua giustificazione, ed anche se questo non riporterà certamente l’uomo tra le braccia dei suoi cari.

Filippo Chiarello è deceduto dopo un intervento in laparoscopia all’ospedale Villa Sofia: il paziente è morto ieri dopo un giorno di agonia e la morte cerebrale decretata dall’elettroencefalogramma piatto.

Un’operazione di routine che dura in media una quarantina di minuti e che, invece, si è prolungata per oltre sei ore. Infine, la tragedia.

Filippo, commerciante di 38 anni, era papà di due bambini di 8 e 3 anni, ed i parenti hanno denunciato alla procura il caso di malasanità.

«Mi sarei messo al suo posto. Ho amato quell’uomo più di sua moglie, ho fatto di tutto per salvargli la vita. Lo giuro», continua a dichiarare disperato il medico che ha ammesso davanti ai familiari di avere reciso l’aorta addominale e di avere perforato l’intestino durante l’intervento.

«Ho introdotto il primo strumento chirurgico, il Trocar, ed è stata la fine. Un errore tecnico — dice il medico — Non riesco a farmene una ragione. Salviamo mille vite ma quando una persona muore ci roviniamo l’esistenza».

Il chirurgo ha 47 anni e alle spalle una carriera ventennale, nessuna ombra sul suo percorso. «Una sola indagine poi archiviata — spiega lui che sa che presto verrà indagato — ma non è questo che importa. Quello che è accaduto in sala operatoria è un incidente, ma alla guida dell’auto c’ero io».

«Ho convertito l’intervento in un’operazione standard con il taglio chirurgico, il paziente ha perso tantissimo sangue. Siamo stati anche sfortunati, non trovavamo in tutta la città sangue del suo gruppo. La colecisti era comunque da togliere, era infettata».

Al termine dell’operazione ha preso la sua decisione: «Ho spalancato le porte della sala operatoria, ho allargato le braccia e ho detto che era colpa mia. Mi sono sentito morire dentro, sulle facce dei parenti ho visto dipinta la disperazione».

Il chirurgo non ha né moglie né figli. «Ho dedicato la vita al lavoro —dice — e per questo ho scritto per filo e per segno tutto quello che è successo in sala operatoria. Non ho nascosto nulla».

Sulle fasi dell’intervento chirurgico l’azienda sanitaria vuole vederci chiaro ed già stata aperta un’inchiesta interna: “Siamo addolorati per quanto accaduto – spiegano da Villa Sofia -. E’ stata nominata una commissione che verificherà in tempi brevi le cause del decesso del paziente, al di là dall’ammissione di colpa del medico”. Dall’azienda precisano che “il chirurgo si trova a casa, in forte stato di choc”.

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