Parto cesareo in Italia il numero inizia a calare
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La nascita è il momento dell’entrata in vita di un essere: generalmente è considerata nascita il momento in cui un essere vivente viene espulso dal corpo della madre, dal ventre nel caso dei mammiferi o dal guscio come nel caso degli ovipari e ovovivipari.

Negli essere umani, il periodo di gestazione è di nove mesi ed è chiamato gravidanza, al termine della quale avviene il travaglio (fra la 38ª e la 42ª settimana), durante il quale il bambino viene espulso dal ventre della madre, il cordone ombelicale viene tagliato e il nascituro diviene capace di respirare autonomamente.

Il parto può distinguersi in “eutocico” o “fisiologico” se avviene spontaneamente, oppure in “distocico” o “non fisiologico” se, in seguito a complicazioni, è necessario l’intervento medico.

L’espressione “parto naturale” si usa comunemente per indicare il partorire senza epidurale, senza ossitocina, il partorire con le sole forze della madre come facevano le nostre antenate e come si è da sempre venuti al mondo.

In realtà, per  parto naturale, o spontaneo, si intende che avviene per via vaginale senza il bisogno di aiuti  medici, come l’utilizzo della ventosa per favorire l’uscita del bambino  o la somministrazione di ossitocina per stimolare le contrazioni. In quest’ultimo caso, il parto è comunque vaginale ma viene detto operativo.

Si parte con una fase prodromica, di preparazione, nella quale i tessuti della mamma si preparano al passaggio e all’uscita del bambino. La seconda fase è quella del travaglio attivo e si distingue a sua volta di due parti: la fase dilatante e quella espulsiva. Come dice il nome, la fase dilatante è quella nella quale avviene la dilatazione completa del collo dell’utero ed è caratterizzata da contrazioni sempre più ravvicinate e intense. La fase espulsiva è il momento delle spinte, che portano alla nascita del bambino. Infine, c’è il secondamento, cioè l’espulsione della placenta.

Parto cesareo in Italia il numero inizia a calare

Parto cesareo in Italia il numero inizia a calare

Il parto cesareo prevede invece la nascita del bambino grazie a un intervento chirurgico, che richiede quindi un’anestesia e un procedimento molto diverso rispetto al parto naturale. Il taglio cesareo viene spesso programmato prima, quando varie condizioni della mamma o del bambino lo richiedono, oppure si decide di operare al momento se il parto naturale presenta delle difficoltà o dei rischi per mamma o nascituro.

Nella maggior parte dei casi il taglio cesareo viene effettuato con anestesia loco-regionale, di tipo spinale oppure epidurale, più sicura sia per la mamma sia per il bambino.  In entrambi i casi, l’anestesia viene eseguita attraverso una particolare iniezione nella zona lombare e comporta una perdita della sensibilità dolorosa dall’ombelico in giù.

La frequenza del taglio cesareo nei paesi industrializzati ha da anni un andamento in ascesa. In Italia il ricorso al taglio cesareo è stato finora in continuo aumento: è passato, infatti, dall’11% del 1980 al 38% del 2008. Questa percentuale supera di molto la soglia del 10-15% che, secondo la raccomandazione pubblicata nel 1985 dall’Organizzazione mondiale della sanità, garantisce il massimo beneficio complessivo per la madre e il feto.

In molti casi, oggi, anche in Italia, le donne partoriscono con il taglio cesareo senza un reale motivo di salute.

Ma per fortuna, nel corso degli ultimi mesi, sembra ci sia stata una inversione di marcia: il numero di parti cesarei cala per la prima volta in Italia. Per la prima volta sono il 25% del totale, ma purtroppo in certi ospedali si supera ancora abbondantemente questa percentuale, arrivando al 90%.

Ad affermarlo è il rapporto sul Piano Nazionale Esiti, pubblicato da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

La proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016 – afferma il documento che ricorda come l’Oms fissi al 15% la quota ottimale -. Si stima che dal 2010 siano circa 58.500 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 13.500 nel 2016“.

La situazione regionale vede diverse realtà del centro nord sotto il 20% (Piemonte, Lombardia, Trento e Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana), mentre al primo posto tra le regioni meno virtuose si conferma la Campania, con una media intorno al 45% ma con punte oltre il 90, con Molise, Abruzzo e Puglia molto sopra la media nazionale.

Ricordiamo ancora una volta che il parto con taglio cesareo rispetto a quello vaginale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche.

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